LA NOBILTÀ O BORGHESIA ILLUMINATA E ILLUMINISTA, TOSCANA
Al centro invece, specie in Toscana, c’è in pianura e collina, il Sistema poderile toscano; con la Villa fattoria e il territorio colonizzato dalle Case Coloniche Poderili o Poderi.
Un sistema che non è ancora impresa moderna completa, a causa del contratto mezzadrile che si accontenta di dividere la produzione a metà; tuttavia il Contadino si ambisce a considerarlo un socio nel processo di produzione, più che un esecutore meccanico di ordini. Nel complesso, trattasi di una organizzazione del territorio, promossa dalla meritevole e proverbiale borghesia illuminata o illuminista, toscana.
Qui bisogna distinguere tra Nobiltà o Borghesia Illuminata; e Nobiltà o Borghesia illuminista.
La Nobiltà o Borghesia illuminata precede quella illuminista. E va dalla fine del Feudo tra 1200-300 al 7-800.
Nobiltà-Borghesia illuminata. Per secoli, in modo costante e sistematico, c’è stato un continuo investire sulla campagna circostante, delle nobili o ricche famiglie fiorentine; nonché di quelle di tutti gli altri capoluoghi toscani.
La fine del Feudo o Corti feudali con la loro politica locale autarchica, intorno al 1200-300; segna un cambiamento di rotta; una rivoluzione economica inaugurata sempre meglio dai Comuni nascenti delle città toscane e del nord, aumenta la produzione agricola; e il partenariato commerciale.
Da un lato nascono le banche e i primi fondamenti o strutture del Capitalismo; dall’altro i Comuni sostengono la mezzadria a scapito dei Contratti di Livello e Enfiteusi; perché col Contratto mezzadrile, la Proprietà, ha un controllo diretto sul processo produttivo; nel senso che decide, innova, investe, si corregge, sbaglia o sperimenta, di anno in anno.
E il risultato è un aumento fondamentale della produzione. Al punto che la mezzadria supera tutte le crisi e i cambiamenti politici; e permane stabile, per sette-10 secoli fino alla novecentesca industrializzazione. Mentre nel Latifondo del sud, si ha una media produttiva seminativa, di 12 quintali a ha; in toscana e nel nord, si sale intorno a 40.
La città toscana, con la sua nobiltà e borghesia comunale e successiva, non ha mai snobbato o ritenuta bassa l’agricoltura; non ha mai dimenticato la propria Campagna; ma vi ha sempre investito con premura dal medioevo in poi; fino ai nostri giorni.
Si acquistano terre e si costruiscono ville e Fattorie. Questa usanza dei toscani, è giunta ai nostri giorni. E ha oggi contagiato anche facoltosi stranieri (talvolta notabili della politica e dello spettacolo come l’inglese Sting a Figline Valdarno…il dr. Egger Egon a Monte San Savino…ecc.); che acquistano la campagna toscana affascinati dalla bellezza dei luoghi; ma allo stesso tempo, spesso come da tradizione suddetta; attivano la produzione agricola, non accontentandosi della sola villa e piscina da relax estivo; anzi, i più avveduti e volenterosi, intraprendono anche i multiservizi per la trasformazione dei prodotti e la gestione agrituristica.
Questa classe sociale, detiene due primati contemporaneamente: l’istruzione agraria e l’acquisto e conduzione di terreni e fattorie.
Quanto all’investimento costante, una sorta di allenamento secolare in favore dell’agricoltura, ne abbiamo parlato sopra. Vediamo. L’Istruzione.
Nobiltà-Borghesia illuminata e illuminista. Istruzione. Opera dal 1700 alla moderna industrializzazione agricola, dopo il boom economico.
Continua a investire; ma mette l’occhio sulla necessitá della Istruzione Agraria.
Istruisce, e di buon grado innova; anzi, con la nascita dell’Accademia dei Georgofili a Firenze (1753); l’Istituto agrario di Meleto di Ridolfi (1834) e la successiva prima Facoltà di agraria a Pisa nel 1840, intrapresa dallo stesso Ridolfi su commissione del Duca (la prima facoltà al mondo); nonché con la messa a punto della Frmula stabile del Chianti di Bettino Ricasoli di Brolio (1872, Lettera al prof. C.Studiati); segna un progresso innovativo fondamentale, in Italia e nel Pianeta.
Istruisce per prima i giovani, aprendo la strada, in tutti e tre i livelli della istruzione moderna : accademico, secondario, universitario.
Questa classe, si guarda al contempo dall’anticlericalismo come dal buttar via la fede al modo francese; oltralpe ci si mobilita per distruggere l’antico regime (enciene regime); e si organizza una sanguinosa rivoluzione francese nel 1789, nel nome del razionalismo ideologico; ghigliottina per distruggere; razionalismo senza fede per costruire.
In Italia e in Toscana, al contrario, non si butta via niente; prima si usa la ragione per distinguere; poi si decide il da farsi per migliorare la vita del popolo e dello Stato. Risultato. Si salva il buono della tradizione; e si aggiorna ragionevolmente l’azione, per vivere meglio. Non si ammazza nessuno, se non i propri errori, resi evidenti dalla maturazione storica.
In conclusione, lilluminismo toscano e italiano si fa partigiano del ben vivere e del migliorare scientifico; possiamo dire, secondo le indicazioni principali del Muratori nel De Felicità, il manifesto dell’Illuminismo italiano.
Ne consegue, che la religione e la buona condotta, in questo modello educativo toscano e italiano di Meleto, conservano un posto primario e importante; il fattore o Perito agrario prima, come il dottore agronomo dopo; deve essere un tecnico anche umanamente istruito; capace cioè di dialogare e innovare, distinguendo e unendo il meglio della tradizione, col meglio della scienza moderna, sempre in divenire e da promuovere.
E non viene dimenticato per niente, il Contadino. Infatti, fin dal 1400 con l’Alberti nei Libri Della famiglia, si suggerisce come migliorarne l’abitazione ; un processo che giunge ai trattati settecenteschi del Morozzi e le riforme leopoldine. In generale col Contadino vi è un dialogo flessibile; i padroni ammirano il lavoro ; e si fanno carico spesso di fare opera educativa.
Campione di questa politica che oggi definirebbero paternalistica; è il cosidetto Barone di Ferro Bettino Ricasoli. Innovazione e dialogo rispettoso coi suoi contadini; in lui andavano di pari passo. Riuscì in entrambi gli obbiettivi. Nel codice amministrativo degli illuministi toscani, è nascosta e storicamente non rilevata, l’idea vincente, di superare il conflitto moderno, capitale/lavoro.