LE FATTORIE NEL VALDARNO E IN TOSCANA

LE FATTORIE NEL VALDARNO E IN TOSCANA

Castello di Valenzano, Subbiano Ar. Da prima del 1400 d.C fino ad oggi, ha sempre funzionato una annessa Fattoria. Alla fine dell’800 , 1887, Giovan Battista Bastogi, finanziere livornese, ordinò all’Architetto ing Luigi Agnolucci da Sienalunga, di fare il Castello attuale; i lavori durano fino al 1905, cioé 18 anni. Esempio di neogotico romantico, sul modello di Brolio (Gaiole in Chianti – SI)

 

Nelle colline dell’Alighieri

sotto lo sguardo 

della Commedia

umana e divina,

dove il tempo 

e la natura mortale e immortale,

vivono di comune accordo

mirabilmente in pace,

 

là tra il Valdarno

   e la Toscana infinita,

con numerosi poderi

e ville signorili sparse;

a volte villaggi;

 

 ogni Fattoria sorge

come un regno di terra

dall’animo dolce

analogamente alle colline,

ma molto audace

analogamente alla Roma

dei costumi primordiali;

è questo, un animo ottimista,

che impara bene dal passato,

produce di buon grado

nel presente,

e investe sul futuro.

 

Là dove vige

il suddetto  trattato di pace

della natura toscana,

che ispira l’animo su-innanzi 

dalla condotta migliore,

la Fattoria

sorge come un regno

dal sogno positivo e fruttuoso,

di buoni cittadini

e credenti,  ponderato…

fortificato.

 

 Dove la Fattoria

nasce come regno pacifico

audace e produttivo,

proprio la, in quel luogo sacro,

gli avi

pensando e donando,

educando intrepidi;

han quasi sempre

tracciato il solco;

hanno trasmesso

un’eredità di luce e di sapienza,

di beni abbondanti

e di bene auspicato,

che i moderni attuali,

quando sono degni

degli avi medesimi,

trasformano in feconda

e operosa,

NUOVA INTRAPRENDENZA.

 

E questa trasformazione 

fanno nel modo migliore,

cioè con l’ascolto adeguato,

e la creatività della tradizione

e  della innovazione.

(………..)

Laggiù l’olivo argenteo

dona l’olio,

là il pascolo si fa formaggio,

ovunque la vite

ai tutori addossata,

riempie di vino e allegria

la lunga e faticosa annata .

E come tutti tre,

olio, formaggio e vino,

della frugale bontà toscana,

rappresentano a pieno titolo,

l’inconfondibile musicale,

marca italiana;

così, ogni gesto della produzione

in questo suolo tradizionale e amico,

diventa cura premurosa

e del reddito aziendale

(di quello onesto),

si fa definitivamente,

virtuosa, campana.

(………)

               Crf tutto il Componimento.

 

Castello di Brolio a Brolio Comune di Gaiole in Chianti. Di origine altomedioevale, è il regno della famiglia Ricasoli fiorentina; sono presenti a Brolio fin dal 1141 ad oggi, attuale Francesco Ricasoli 32° castellano. Anche Brolio funziona da tipica Villa fattoria toscana circondata dai campi produttivi; anzi, rifatto nel 1835 in stile neogotico romantico dal barone di ferro Bettino Ricasoli (secondo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia); è divenuto modello per altri Castelli, come per esempio Valenzano. Tuttavia né Brolio né Valenzano, hanno una rigorosa struttura geometrica; infatti conservano la filosofia medioevale della giustapposizione a seconda dei bisogni: si fanno aggiunte di torri o fabbricati, al nucleo originario, ogni qualvolta si ritenga necessario nel corso del tempo e dei secoli

Castello di Brolio, rifacimento in mattoni di Bettino Ricasoli nel 1835. Come sopradetto si sceglie lo stile neogotico romantico in voga all’epoca, nei castelli inglesi. La struttura viene alleggerita dagli obbiettivi tradizionali della fortificazione, trapuntandola di bifore, monofore e leggere merlature sommitali con il riscontro ottico del fregio ad archi sottostante. Non essendo più necessaria la fortificazione come nei secoli passati, si guadagna in beneficio estetico, senza affrancarsi del tutto, dalla tipologia abitativa di Castello medioevale. Detto in altre parole : l’Ottocento non ricostruisce il castello perché ne ha bisogno militarmente, ma perché ha bisogno dell’immagine del castello.

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