Il cielo azzurro dell’Aprile castigliano è il più grande saluto della bellezza sul verde primaverile dell’oliveta di Santo Stefano. Un centinaio di olivi a gradoni trasversali, a lor volta circondati dal bosco mediterraneo della Valle di Chio. Quella Valle che sale fino al Passo della Foce, e poi scende in Valtiberina verso Città di Castello.
Procede la nobile potatura degli olivi; al ritmo della fatica e della perizia; rinnovare, alleggerire dai succhioni e dal superfluo, svuotare l'interno, dare forma produttiva, lasciare le punte o guide migliori, regolatrici della "dominanza apicale" sulle branche; insomma, chiedere all'olivo, di produrre di più e meglio; consapevoli che la pianta, stimolata dal potatore nella sua miglior natura, risponderà benignamente, come ogni anno, con tutta la vegetale sua bravura.
Silenzio e ritmo del lavoro. Ma non sono solo.
Un Ramarro reale da più di dieci minuti mi sta osservando (crf Foto sopra). Vince la diffidenza e invece di fuggire si arrampica sulla branca di sinistra, mentre io lavoro sulla destra. Poi si è sistemato quasi in cima e decisamente, gli sembro interessante; la sua curiosità supera la naturale diffidenza della nobile casata dei ramarri. Forse cerca cibo ? O vuole rendersi conto di cosa faccio alla pianta di casa sua? È soltanto curioso, non mi è ostile. Segue una legge del suo istinto. Vuole rendersi conto con chi ha a che fare. Decide di rischiare.
È il suo modo per dire:
“Buongiorno! Sono un Ramarro reale. E tu chi sei? Sei mio amico o mi sei avverso? Io cerco la libertà di vivere. E non escludo del tutto, l’amicizia con gli uomini. La mia vita è nella libertà dei campi e dei boschi; ma questa libertà non esclude a priori, che io ti guardi da vicino” .
Frattanto tutto l’olivo è potato. Rimane la branca sede del ramarro. Alla fine capisce che i tagli si avvicinano; meglio andarsene. L’ultimo taglio conferma il pensiero di scappare. E via. Giù a capofitto dall’olivo. E poi a rottadicollo scompare nel bosco a qualche metro da me.. La visita di cortesia per oggi, si conclude nella fuga.
Che cosa insegna questo episodio?
Risposta.
Ci insegna che la natura animale è capace di fare proposte di amicizia. Ma bisogna saperle capire. E poi bisogna saper rispondere nel linguaggio adeguato; cioè comprensibile agli animali e agli uomini. Tutto ciò, analogamente al protettore dell’Italia e degli Italiani, primo ecologista della storia, il Santo Francesco d’Assisi.