BUONA FESTA DEL LAVORO E DEI LAVORATORI. IL DETTO : “BUON LAVORO”

BUONA FESTA DEL LAVORO E DEI LAVORATORI. IL DETTO : “BUON LAVORO”

Fotocomposizione personale per il primo maggio 2010

Ricorre oggi primo maggio 2026, la festa del lavoro e dei lavoratori, nonché di San Giuseppe lavoratore.

 

1a. San Giuseppe

A san Giuseppe diciamo : “Bravo! Perché non solo lavoratore, ma anche santo.

Padre Giuseppe, la tua santità crebbe tra le difficoltà della vita, i capricci dei potenti, ma anche grazie al lavoro da falegname, che non solo esercitasti per vivere, ma lo insegnasti anche a Gesù.

Sei forse, dopo il Messia,  il più grande santo tra tutti i lavoratori , perché lavorasti bene al cospetto di Gesù e di Maria; due santità così grandi che contagiavano o santificavano chiunque di buona volontà, le incrociasse; e tu di buona volontà ne avesti e hai da vendere; e tu li avevi in casa e perfino ci vivevi.

 

1b. Buona festa a tutti

Quanto alla festa del lavoro e dei lavoratori, diciamo che oggì è festa di entrambi, sia del lavoro o produzione, sia dei lavoratori o persone.

È festa di entrambi; ma la prima è descritta perfino dalla Costituzione della Neo-Repubblica democratica italiana, che si dichiara all’articolo primo,  essere “fondata sul lavoro”.

Diciamo dunque buona festa del lavoro e dei lavoratori, a tutti gli amici e conoscenti e perfino alla Republica e a tutti i nemici e i misconosciuti eventuali.

 

1c. Preferisci il contenuto universale della festa, a scapito di quello ideologico

Ma Attenzione! Attenzione! L’augurio  “Buona festa dei lavoratori e del lavoro”, va inteso come un auspicio UNIVERSALE , non settario o ideologico, ma universale; infatti è il mondo intero che ne ha bisogno.

Ne hanno bisogno i lavoratori di ogni settore e di ogni Paese; manuali e intellettuali, capitalisti e comunisti; giovani e vecchi; italiani e stranieri; ricchi e poveri; dirigenti e operai…

Dunque dire “Buona festa del lavoro e dei lavoratori, SIGNIFICA PARLARE A TUTTI, e non solo alle ideologie; non solo ai partiti politici, come erroneamente fanno alcuni. Significa essere universali e non settari. Chi vuole essere settario e ideologico, lo può fare; ma non è nella giusta strada. Col tempo rimarrà la visione universale della festa, e verrà meno quella ideologica.

 

 

2a. In passato non si diceva “Buon Lavoro”

Fare l’Augurio di buona festa del lavoro e dei lavoratori, non implica solo festeggiare; ma anche dire
inplicitamente, a tutti quanti:

Buon Lavoro!

Oggi possiamo dire al mondo intero: Buon Lavoro! Ma in passato, non poteva dirsi; nessuno avrebbe capito.

Nessun greco o romano, nessun
cittadino del medioevo o del rinascimento; nessuno in pieno barocco o rococò o illuminista…, avrebbe capito.

Infatti a quei tempi, i nobili amministravano l’economia e la politica, e rifiutavano i numerosi lavori delegati agli schiavi e alla servitù. Questo mondo diviso tra nobili e schiavi e poi nobili e servi, non era in grado di augurarsi Buon Lavoro reciprocamente; perché non c’era una valorizzazione universale del medesimo lavoro, condivisibile e condivisa da tutti.

 

2b. La Rivoluzione Industriale diffonde il detto “Buon Lavoro”

Dunque, ripigliando il discorso, in passato, nessuno avrebbe detto  ‘Buon Lavoro”, come facciamo noi oggi.

Come mai? Risposta: perché a diffondere socialmente le premesse per dire “Buon Lavoro” , è la rivoluzione industriale capitalista; in questo frangente, il tempo accuratamente misurato dagli orologi meccanici inventati nei monasteri, diventa danaro; conta produrre e guadagnare il più possibile, il meglio possibile. C’è bisogno di ottimismo e allegria, per raggiungere l’obbiettivo di produrre e guadagnare. Perciò si giunge a dire: “Buon Lavoro”! Oggi questo detto, si dice volentieri. Si accetta volentieri.

La borghesia della industrializzazione, sguinzagliatasi per far danaro, supera l’antico statuto della nobiltà.

Ieri, prima della rivoluzione industriale, si era nobili, cioè si valeva o contava più degli altri, per origine nobiliare secolare; insomma, si possedeva più beni, danaro e diritti, a causa della origine nobile più o meno antica; oggi, dopo la rivoluzione industriale, si vale e si conta di più, non perché nobili, ma perché si è prodotto e guadagnato di più nel presente o recente passato.

Per questo si dice “Buon Lavoro”! Perché così facendo, si augura di riuscire a contare o valere di più, guadagnando e producendo ancora di più e meglio di quanto si sia fatto fino a prima dell’augurio.

 

2c. Il Cristianesimo matura nei secoli, le premesse che oggi, rendono possibile dire “Buon Lavoro”

Allora tutto il merito del detto “Buon Lavoro”, è da ascrivere alla rivoluzione industriale capitalistica?

Risposta. Non tutto il merito. Ma la diffusione sociale del detto.

E invece chi ha il merito sostanziale che fa maturare storicamente pian piano, le premesse fondamentali, onde possa dirsi oggi : Buon Lavoro?

Risposta. È il cristianesimo il fattore fondamentale che permette di dire ai nostri giorni “Buon Lavoro”.

Infatti Dio si fa uomo assumendo la natura umana; e lavora con le sue mani, da falegname; l’Antico testamento dice: “Non disprezzare il lavoro delle proprie mani”. La dottrina di Gesù insegna che tutti gli uomini sono fratelli; la schiavitù viene abolita per la prima volta, nella storia. Il monachesimo suggerirà di lavorare a tutti i cristiani e al mondo intero, dicendo: “Ora et labora”, volendo con ciò attuare anche il comandamento biblico di dominare rispettando il creato. E san Paolo precisa: “chi non lavora, neppure mangi”.

Dunque cristianamente, si lavora per la propria sussistenza, per dominare la natura mettendoci ordine e fare  la produzione necessaria ai bisogni umani; si lavora per ossequiare la fratellanza, seguendo l’esempio di Gesù che lavorò con le sue mani.

 

2d. Per il Cristianesimo la persona vale più del lavoro o produzione; per il capitalismo e il comunismo, la persona o lavoratore, sono subordinati alla attività di produzione o Lavoro. Valgono meno del lavoro. Però è il primato della persona sul lavoro, che permette di dire “Buon Lavoro”!

In conclusione, il cristianesimo dice che il lavoro deve servire alla sussistenza e alla espressione della persona; perché l’essere umano, vale più della attività e della produzione, cioè vale più del lavoro stesso. In questo primato della persona sulla produzione o lavoro, è sottinteso anche il concetto moderno di realizzazione mediante il lavoro. Si lavora per esprimere le proprie capacità e preferenze.

Ecco perché è possibile oggi dire “Buon Lavoro” con tranquillità e ottimismo. Perché il fondamento cristiano della cultura, che nei secoli ha costruito le premesse fondamentali per dire oggi “Buon Lavoro”, non prende alla lettera il dettato capitalistico odierno e super-stressante, secondo il quale, Buon Lavoro significa “vivi per guadagnare e produrrre”. Se ti capita di accumulare danaro e beni, usali per produrre ancora di più e diventare sempre più ricco e potente. Con questa premessa, non ci si accontenta mai; non si è mai soddisfatti, ma sempre ansiosi di produrre e consumare.

Al contrario per il cristiano, “Buon Lavoro” significa: “produci e guadagna per sussistere e  vivere”; se ti capita di accumulare danaro e beni in più rispetto a quanto è necessario, impiegali per il bene comune. Un detto evangelico precisa: “A chi più è stato dato, più verrà chiesto”. Insomma se chi più ha, non pensa al bene comune, e a chi non ha nemmeno il necessario, un giorno dovrà giustificarsi davanti a Dio.

Questa visione cristiana, che indica con forza il primato della persona sulla attività di produzione o lavoro (senza togliere la giusta considerazione del lavoro), ha dunque un solido e soddisfacente punto di arrivo, cioè il necessario per vivere e il superfluo per il bene comune e i poveri. Col cristianesimo, sparisce pertanto, l’anzia di produrre per produrre; tutti si godono i risultati delle attività economiche, e nessuno deve essere insoddisfatto cronicamente. Per questo oggi è diventato possibile e piacevole, dire “Buon Lavoro”.

 

FINE