DORNA, L’INIZIO DELLA FINE

DORNA, L’INIZIO DELLA FINE

Tra la Badia e Civitella
in quel della Chiana,
sta la fattoria di Dorna
antica e raccolta,
ancor pronta
a produrre bene
come un tempo,
come sempre,
se anche oggi
trovasse lavoratori
che desiderino entrare
audaci, con buone idee,
dalla sua nobile e saturnia,
accogliente porta.


Un tempo di gloria
fu ancora la gestione
delle monache montalve (1814-1990c),
che con la preghiera e con il lavoro,
con la gentilezza della donna
verso i lavoratori e verso Dio,
tolsero la fame e la miseria
materiale e spirituale,
a tutte le famiglie e a tutti i paesi
circostanti che ne avessero bisogno.
Le monache infatti
non dicevano a tutti,
soltanto un necessario buon lavoro!
Ma dicevano anche Buona e quotidiana
emancipazione da ogni peccato;
buona e quotidiana amministrazione
produttiva del ben fare e del ben vivere.
E il popolo capiva
e saggiamente, ogni volta,
più o meno compiaciuto, ubbidiva.
E Dio sorridendo
di quel buontempo popolare,
di buon grado,
paternamente, benediceva.

Poi sono arrivati i tempi
senza vocazioni;
le monache rimaste sole,
hanno venduto Dorna
con un ultimo sguardo
al bene comune.
Esse dissero in coro:
diamo la Fattoria alla
Gloriosa Università
di Firenze; affinché la usi
per addestrare i giovani
italiani, alla professione
agronomica. Noi consegniamo
la Fattoria; l’Università
raccolga il testimone
e faccia del bene insegnando.

Bellissimo pensiero
di donne sante; che
ragionavano al cospetto,
e in compagnia di Gesù.
Esse hanno compiuto
il loro dovere fino in fondo.
Dovere verso la Fattoria;
dovere verso i lavoratori
e la Patria; dovere verso Dio.

Ma l’Università di Firenze
ha fatto altrettanto? Purtroppo no!
Ha acquistato, pagando,
onde non ha rubato niente.
Ma poi, ha amministrato male.
Non è riuscita ad avere tanto
cuore, da produrre con successo
e in modo abbondante e costante.
Alla fine ha venduto senza pensare
al bene della Fattoria e al bene
comune del popolo e della nazione.
Ha venduto a mezzani e speculatori
in odore di ndrangheta;
che a loro volta hanno spezzato
la coesa proprietà,
frutto di generose donazioni secolari,
affibbiandola a vari acquirenti.
Un inizio glorioso fu di Dorna;
una fine ingloriosa della
celebre Fattoria, è ahimè, tuttoggi
a causa della speculazione moderna.