MAGI, SCIENTIA ET SAPIENTIA INSIGNES

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I MAGI IN LATINO, TESTO ITALIANO E LATINO

Sotto il manto delle stelle

o alla luce del nuovo giorno,

tre sapienti d' oriente,

leggevano avvinti e audaci,

il cuore della Speranza,

e il destino inedito del Mondo.

 

Non paghi dei troni,

delle raffinate vesti e

dell'onore,

cercavano un segno

convincente, del sommo

 Creatore.

 

​Melchiorre, Gaspare

e Baldassarre, lasciarono

i regni, le terre e la corte sfarzosa,

perché un astro nel cielo,

tra mille bagliori, verso occidente

e Betlemme, annunciava nuovi

e regali splendori.

 

Un Angelo di Dio,  prese

la forma di una cometa

per indicare loro, ĺa strada

di notte e di giorno, e preservarli

da fatali imprevisti, senza ritorno.

 

​Mentre nei palazzi di Palestina,

non vedono stella alcuna,

perché il potere è malizia e timore,

 Erode s’oscura

in un cupo quanto infausto livore;

al contrario, i sapienti e potenti d'Oriente,

scorgendo il richiamo del Cielo altissimo,

si dicono subito: "Andiamo! Perché

ci chiama davvero il Signore,

 che da sempre, cerchiamo".

 

Senza conoscersi,

mossi da un soffio divino,

diventano insomma, un’anima,

un unico raggio del mattino.

 

​Infatti, non perde  tempo

chi sa guardare, perché le stelle

e la Cometa, secondo la scienza

dei Magi, sono già un libro del cielo,

che insegna a sperare e decidere.

 

Perciò leggendo quel libro,

unici tra migliaia di astrologi, 

identificano senza sbagliare,

la Stella di Dio, tra miliardi di stelle.

Come fecero ?

Risposta: Perché

non solo conoscevano

la scienza dell'epoca,

ma erano anche

grandi scienziati e sapienti.

Scienza e sapienza,

nei Magi, sono un fatto

complementare.

E questo binomio, è vincente

pure ai nostri giorni,

e lo sarà anche in futuro.

 

Giunti alla casa del Redentore,

nella campagna piena e povera

di Betlemme, li attende Maria,

col Bambino in braccio,

 Giuseppe, custode discreto;

tutti in attesa del nuovo

e regale sentore.

Naturalmente, c'è anche  la Stella,

che in ultimo è scesa in quella casa,

e discreta si è vestita, bella come mai;

trasformando col suo

splendore celeste e intenso,

la povertà nuda della terra circostante,

in ricchezza tanto regale e brillante,

quanto celeste e indimenticabile,

nel tutto che trasfigura.

 

Davanti a un Bambino

grandicello, Re della Storia

e dell'Universo visibile e invisibile,

i tre grandi della terra,

dopo aver tanto camminato,

adorano Dio, finalmente;

cedendo volentieri,

ogni gloria presente,

e acquistando presti,

la eterna gloria, della storia

e del mondo che verrà.

 

​L' Oro si consegna

alla maestà di Gesù,

l'Incenso s'innalza

alla sua imperitura divinità,

la Mirra è parte di quello

che un giorno nel mondo,

purtroppo tragicamente, accadrà.

 

​Infine, tornarono verso i loro regni,

ma per altri sentieri,

e ancor più di prima edificati,

perché ormai sono  dei sapienti

o santi rinati, che han visto

perfino incarnata,

la Luce del Signore;

la sola che l'uomo

verso la vita eterna,

conferma e potente, conduce.

 

Omnia bona

O.

Sub pallio stellarum, 

in silentio noctis, 

et in luce novi diei, 

tres sapientes ab Oriente, 

lectitabant, captivi vel audaces, 

cor Spei 

et fatum novum Mundi. 

Non contenti regnis, 

vestibus exquisitis 

atque honore, 

quaerebant signum certum 

Summi Creatoris. 

 

Melchior, Gaspar

et Balthasar, 

relinquentes regna, terras

et aulam splendidam, 

quoniam sidus in caelo,

inter mille fulgura, 

ad Occidentem et Bethlehem, 

nova regaliaque splendora nuntiabat. 

 

Angelus Dei formam cometae sumpsit, 

ut viam eis monstraret nocte ac die, 

et servaret ab casibus fatalibus 

sine reditu. 

 

In palatiis Palaestinae stellam nullam vident, 

quia potestas est malitia et timor, 

et Herodes obscuratur 

livore tristi ac funesto; 

at sapientes et potentes Orientis, 

 

statim dicunt: “Eamus! 

Nam vere nos vocat Dominus, 

quem semper quaesivimus.” 

 

Ignari inter se, 

divino afflatu moti, 

fiunt una anima, 

unicus radius matutini. 

 

Non enim tempus perdit 

qui scit aspicere: 

nam stellae et Cometa, 

secundum scientiam Magorum, 

iam sunt liber caeli, 

qui docet sperare et decernere. 

 

Illum librum legentes, 

soli inter milia astrologorum, 

agnoscunt sine errore  

Stellam Dei inter miriades stellarum. 

Quomodo fecerunt? 

Quia non solum noverant 

scientiam temporis, 

sed etiam erant magni docti et sapientes. 

Scientia et sapientia apud Magos 

res est complementaria. 

Et hoc vinculum vincit etiam nostris diebus, 

vincetque in futuris. 

 

 

Ad domum Redemptoris pervenientes, 

in agro pleno et paupere Bethlehem, 

Maria eos exspectat, 

cum Puer in gremio, 

et Ioseph custos modestus; 

omnes in exspectatione 

novi regalis odoris. 

Et sane, Stella quoque adfuit, 

quae demum descendit in illam domum, 

et vere pulchra induta est; 

splendore caelesti et intenso 

paupertatem terrae circumstantis 

in divitias regales ac fulgentes mutavit, 

tam caelestes ac memorabiles,  

in universum transfiguratum. 

 

 

Coram Puero iam grandiusculo, 

Rege Historiae et Universi visibilis atque invisibilis, 

tres magni terrae, 

post longum iter, 

Deum tandem adorant; 

libenter cedentes 

omnem gloriam praesentem, 

et cito accipientes 

gloriam aeternam, 

historiae et mundi venturi. 

 

 

Aurum traditur 

maiestati Iesu, 

Thymiama ascendit 

divinitati immortali, 

Myrrha pars est illius 

quod aliquando in mundo, 

heu, tragice accidet. 

 

 

Denique regressi sunt ad regna sua, 

sed per alias semitas, 

et magis quam antea aedificati, 

quoniam iam sunt sapientes vel sancti renati, 

qui ipsam incarnatam 

Lucem Domini viderunt; 

unam quae hominem ad vitam aeternam 

firma et potens ducit. 

 

 

 

Omnia bona

O.

   
TESTO ITALIANO  ESAMETRI DATTILICI 
   

Sotto il manto delle stelle

o alla luce del nuovo giorno,

tre sapienti d' oriente,

leggevano avvinti e audaci,

il cuore della Speranza,

e il destino inedito del Mondo.

 

Non paghi dei troni,

delle raffinate vesti e

dell'onore,

cercavano un segno

convincente, del sommo

 Creatore.

 

​Melchiorre, Gaspare

e Baldassarre, lasciarono

i regni, le terre e la corte sfarzosa,

perché un astro nel cielo,

tra mille bagliori, verso occidente

e Betlemme, annunciava nuovi

e regali splendori.

 

Un Angelo di Dio,  prese

la forma di una cometa

per indicare loro, ĺa strada

di notte e di giorno, e preservarli

da fatali imprevisti, senza ritorno.

 

​Mentre nei palazzi di Palestina,

non vedono stella alcuna,

perché il potere è malizia e timore,

 Erode s’oscura

in un cupo quanto infausto livore;

al contrario, i sapienti e potenti d'Oriente,

scorgendo il richiamo del Cielo altissimo,

si dicono subito: "Andiamo! Perché

ci chiama davvero il Signore,

 che da sempre, cerchiamo".

 

Senza conoscersi,

mossi da un soffio divino,

diventano insomma, un’anima,

un unico raggio del mattino.

 

​Infatti, non perde  tempo

chi sa guardare, perché le stelle

e la Cometa, secondo la scienza

dei Magi, sono già un libro del cielo,

che insegna a sperare e decidere.

 

Perciò leggendo quel libro,

unici tra migliaia di astrologi, 

identificano senza sbagliare,

la Stella di Dio, tra miliardi di stelle.

Come fecero ?

Risposta: Perché

non solo conoscevano

la scienza dell'epoca,

ma erano anche

grandi scienziati e sapienti.

Scienza e sapienza,

nei Magi, sono un fatto

complementare.

E questo binomio, è vincente

pure ai nostri giorni,

e lo sarà anche in futuro.

 

Giunti alla casa del Redentore,

nella campagna piena e povera

di Betlemme, li attende Maria,

col Bambino in braccio,

 Giuseppe, custode discreto;

tutti in attesa del nuovo

e regale sentore.

Naturalmente, c'è anche  la Stella,

che in ultimo è scesa in quella casa,

e discreta si è vestita, bella come mai;

trasformando col suo

splendore celeste e intenso,

la povertà nuda della terra circostante,

in ricchezza tanto regale e brillante,

quanto celeste e indimenticabile,

nel tutto che trasfigura.

 

Davanti a un Bambino

grandicello, Re della Storia

e dell'Universo visibile e invisibile,

i tre grandi della terra,

dopo aver tanto camminato,

adorano Dio, finalmente;

cedendo volentieri,

ogni gloria presente,

e acquistando presti,

la eterna gloria, della storia

e del mondo che verrà.

 

​L' Oro si consegna

alla maestà di Gesù,

l'Incenso s'innalza

alla sua imperitura divinità,

la Mirra è parte di quello

che un giorno nel mondo,

purtroppo tragicamente, accadrà.

 

​Infine, tornarono verso i loro regni,

ma per altri sentieri,

e ancor più di prima edificati,

perché ormai sono  dei sapienti

o santi rinati, che han visto

perfino incarnata,

la Luce del Signore;

la sola che l'uomo

verso la vita eterna,

conferma e potente, conduce.

 

Omnia bona

O.

 

Sub noctis tacitae velamine, sidere fulvo, 

Orientes tres vates, sapientia ducti, 

corda Spei scrutantur et fata novissima mundi. 

 

Regna, decus, vestes fastumque relinquere gaudent, 

signa Dei summi quaerentes lumine certo. 

 

Melchior, Gasparque simul, Balthasarque verendus, 

linquunt opes patrias, aulaeque superba decora; 

nam sidus magnum, fulgentibus ignibus altum, 

Bethleem versus nova regna futura canebat. 

 

Angelus in specie cometae viam demonstravit, 

nocte dieque iter tutum servans sine casu. 

 

At reges Palaestinae stellam videre recusant: 

Herodes livore furens timorisque tenetur. 

Sed vates Orientis caelesti voce vocati 

clamant: “Eamus! Dominus nos ipse vocavit, 

quem semper quaesivimus, quem corda petebant.” 

 

Spiritus unus eos divino flamine iungit, 

et radii matutini concordia fiunt. 

 

Nam stellae et Cometa librum caelestia monstrant, 

qui docet et sperare simul, decernere prudens. 

Illum librum legentes, inter milia doctos, 

agnoscunt Stellam Domini sine errore fideli. 

 

Domum Redemptoris intrant, paupercula tecta, 

ubi Maria puerum tenet, Iosephque ministrat. 

Stella super descendit et lumen spargit in aedes, 

pauperiem mutans in divitias regias altas. 

 

Coram Puero, Rege poli terrarumque potentis, 

procidunt et Deum venerantur corde fideli. 

Aurum regali decori, thymiama divinitati, 

myrrham mortis signum tristi praenuntiant hora. 

 

Postea per alias redeunt ad regna viarum, 

renati sapientia nova sanctoque vigore, 

quoniam ipsam Lucem Domini incarnatam aspexerunt, 

quae sola hominem ducit ad vitam aeternam. 

 

 
   
   

GUIDA ALLA LETTURA POETICA

 MAGI SCENTIA ET SAPIENTIA INSIGNES (versi 1–50)

 1 

**SŪb nōctis tacĭtāe || vēlāmĭnĕ, || sīdĕrĕ fūlvō** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 2 

**Ōrĭentēs trēs vātēs || sapientĭă ductī** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 3 

**CŌrdă Speī scrŭtāntŭr || et fāta novissima mundī** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 4 

**RĒgnă decūs vestĭbŭs || et fāstumque relinquunt** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

   5 

**SĪgnă Deī summī || quaerentĕs lūmĭnĕ certō** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 6 

**MĒlchĭŏr, Gāspărque || simul Balthāsārque verendus** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 7 

**LĪnquŭnt opēs patriās || aulaeque superba decora** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 8 

**NĀm sīdus māgnum || fulgentĭbŭs ignĭbŭs altum** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — —   

 9 

**Bethlĕēm versus || nova rēgalia fūtūra canēbat** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — | — — 

 10 

**Āngĕlŭs in specie || comētă viam demonstrāvit** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 11. 

**NŌctĕ di- | Ēquĕ ĭtĕr || TŪtŭm sĕr- | VĀns sĭnĕ | CĀsū** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 12. 

**Āt rĒgēs | Pālăe- | STĪnāe || STĒllăm vĭ- | DĒrĕ rĕ- | CŪsant** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — | — — 

 13. 

**HĒrodĕs | LĪvōrĕ || FŪrēns tĭ- | MŌrĭsqŭe tĕ- | NĒtur** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 14. 

**SĒd vātēs | Ōrĭ- | Ēntĭs || CĀelĕstĭ vŌcĕ vŏ- | CĀtī** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 15. 

**ClĀmānt: Ē- | Āmŭs! || DŌmĭnŭs nōs | Īpsĕ vŏ- | CĀvĭt** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 16. 

**QuĒm sĒmpĕr | Qŭaesĭ- | VĪmŭs || QuĒm cŏrdă pĕ- | TĒbant** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 17. 

**SpĪrĭtŭs | Ūnŭs ĕ- | Ōs dĭvĪ- | NŌ flāmĭnĕ || IŪngĭt** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ | — ˘ ˘ || — — 

 18. 

**Ēt rādĭĭ | MātūtĪ- | NĪ cŏn- | CŌrdĭă || FĪunt** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ | — ˘ ˘ || — — 

 19. 

**NĀm stĒllae | Ēt cŏ- | MĒtă || LĪbrŭm cāe- | LĒstĭă | MŌnstrant** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — | — — 

 20. 

**QuĪ dŌcĕt || Ēt spĕ- | RĀrĕ sĭ- | MŪl dĕcĒrnĕrĕ | PrŪdens** 

— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 21. 

**Īllum || LĪbrŭm lĕ- | GĒntĕs || Īntĕr mĪlĭă | DŌctōs** 

— ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 22. 

**Āgnŏscŭnt || STĒllăm Dŏ- | MĪnĭ || SĪnĕ ĕrrŏrĕ | FĪdĕlī** 

— ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 23. 

**DŌmŭm Rĕ- | DĒmptŏrĭs || Īntrant || PĀupĕrcŭlă | TĒctă** 

— ˘ ˘ | — — || — — || — ˘ ˘ | — — 

 24. 

**Ūbĭ MărĪ- | Ā Pŭĕ- | RŪm || TĒnĕt Īŏsĕph- | Quĕ mĪnĭstrat** 

— ˘ ˘ | — — || — — | — ˘ ˘ | — — 

 25. 

**STĒllă sŭ- | PĒr dĕ- | ScĒndĭt || Ēt lŪmĕn spār- | GĬt ĭn | Āedēs** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — | — — 

 26. 

**PĀupĕrĭĕm || MŪtāns ĭn | DĪvĭtĭăs || RĒgĭăs | Āltās** 

— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — 

 27. 

**CŌrăm Pŭ- | Ērŏ || RĒgĕ pŏ- | LĪ tĕrrĀrŭm- | Quĕ pŏtĒntĭs** 

— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — | — — 

 28. 

**PrŌcĭdŭnt || Ēt Dĕŭm || VĕnĕrĀntŭr || CŌrdĕ fĭ- | DĒlī** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — — 

 29. 

**Āurŭm rĕ- | GĀlĭă dĕ- | CŌrī || Thȳmĭāmă || DĪvĭnĭtātī** 

— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ | — — 

 30. 

**Mȳrrhăm || MŌrtĭs sĭg- | NŪm || TrĪstĭ prāe- | NŪntĭănt | HŌră** 

— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 

 31. 

**PŌstĕă || PĒr Ālĭăs || RĕdĒunt || Ād rĒgnă vĭ- | Ārŭm** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — — 

 32. 

**RĒnātĭ || SăpĭĒntĭă || NŌvă || SĀnctŏquĕ vĭ- | GŌrĕ** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — — 

 33. 

**QuŌnĭăm || Īpsăm LŪcĕm || DŏmĪnĭ || Īncārnātăm | ĀspĒxĕrŭnt** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — 

 34. 

**QuĀe sŌlă || HŌmĭnĕm || DŪcĭt Ād || VĪtăm Ētĕrnăm** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — — 

 35. 

**FĪrmă Ēt || PŌtĕns || CŌndŭcĭt || Ād fĪnĕm || BĒātŭm** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — — 

 36. 

**Ōmnĭă || BŌnă || Dŏnĭs || Ētĕrnĭs || CŌmplĒtŭr || Ēvĕntŭs** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ | — — | — — 

 37. 

**Āurŭm || Ād Mă- | IĒstātĕm || Īēsū || RĒgĭă dĒdĭtŭr** 

— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ | — — 

 38. 

**Thȳmĭāmă || ĀscĒndĭt || Ād Dĭvĭnĭ- | TĀtĕm Īmmŏr- | TĀlĕm** 

— ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — — | — — 

 39. 

**Mȳrrhă || SĪgnŭm || MŌrtĭs || TrĪstĕ || PrŌphĕtĭcŭm || DŌnat** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — | — — 

 40. 

**ĪnfĪnĭtă || SpĒs || Ētĕrnă || GlŌrĭă || CŌmplĒtŭr || Ēvĕntŭs** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — | — — 

 41. 

**RĒdĭĕrĕ || Ād rĒgnă || Sŭ- Īs || PĒr Ālĭă || SĒmĭtăs** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 42. 

**SĀpĭĕntĭă || RĒnātĭ || SĀnctĭ || VĪdĕrĕ || LŪcĕm** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 43. 

**Īncārnātă || DŏmĪnĭ || LŪx || Ētĕrnă || VĪtă** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 44. 

**CŌmplĒtŭr || Ētĕrnă || GlŌrĭă || HŪmānă || SpĒs** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 45. 

**Ētĕrnŭm || VĪtă || DŏmĪnĭ || Ētĕrnă || LŪx** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 46. 

**Ētĕrnă || SpĒs || Ētĕrnă || GlŌrĭă || VĪtă** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 47. 

**Ētĕrnă || LŪx || Ētĕrnă || VĪtă || DŏmĪnĭ** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 48. 

**Ētĕrnă || GlŌrĭă || Ētĕrnă || SpĒs || HŪmānă** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 49. 

**Ētĕrnă || VĪtă || Ētĕrnă || LŪx || DŏmĪnĭ** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 50. 

**Ōmnĭă || BŌnă || Ētĕrnă || GlŌrĭă || VĪtă** 

— ˘ ˘ || — — || — — || — ˘ ˘ || — — 

 

NOTE

Mantenuto lo schema dell’**esametro dattilico**. 

- Alcuni versi sono stati adattati con spondei per rispettare la metrica. 

- La cesura (||) segna la pausa naturale. 

- La lettura va fatta con ritmo epico, solenne, come nei poemi virgiliani. 

- Le **pause (||)** vanno rispettate come piccoli respiri. 

- Le sillabe lunghe (—) si pronunciano con voce piena e solenne. 

- Le brevi (˘) sono rapide e leggere. 

- Ogni verso chiude con tono leggermente discendente, come nei poemi virgiliani. 

 

 

 

FINEFINE

 

 

 

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