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Sotto il manto delle stelle o alla luce del nuovo giorno, tre sapienti d' oriente, leggevano avvinti e audaci, il cuore della Speranza, e il destino inedito del Mondo.
Non paghi dei troni, delle raffinate vesti e dell'onore, cercavano un segno convincente, del sommo Creatore.
Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, lasciarono i regni, le terre e la corte sfarzosa, perché un astro nel cielo, tra mille bagliori, verso occidente e Betlemme, annunciava nuovi e regali splendori.
Un Angelo di Dio, prese la forma di una cometa per indicare loro, ĺa strada di notte e di giorno, e preservarli da fatali imprevisti, senza ritorno.
Mentre nei palazzi di Palestina, non vedono stella alcuna, perché il potere è malizia e timore, Erode s’oscura in un cupo quanto infausto livore; al contrario, i sapienti e potenti d'Oriente, scorgendo il richiamo del Cielo altissimo, si dicono subito: "Andiamo! Perché ci chiama davvero il Signore, che da sempre, cerchiamo".
Senza conoscersi, mossi da un soffio divino, diventano insomma, un’anima, un unico raggio del mattino.
Infatti, non perde tempo chi sa guardare, perché le stelle e la Cometa, secondo la scienza dei Magi, sono già un libro del cielo, che insegna a sperare e decidere.
Perciò leggendo quel libro, unici tra migliaia di astrologi, identificano senza sbagliare, la Stella di Dio, tra miliardi di stelle. Come fecero ? Risposta: Perché non solo conoscevano la scienza dell'epoca, ma erano anche grandi scienziati e sapienti. Scienza e sapienza, nei Magi, sono un fatto complementare. E questo binomio, è vincente pure ai nostri giorni, e lo sarà anche in futuro.
Giunti alla casa del Redentore, nella campagna piena e povera di Betlemme, li attende Maria, col Bambino in braccio, Giuseppe, custode discreto; tutti in attesa del nuovo e regale sentore. Naturalmente, c'è anche la Stella, che in ultimo è scesa in quella casa, e discreta si è vestita, bella come mai; trasformando col suo splendore celeste e intenso, la povertà nuda della terra circostante, in ricchezza tanto regale e brillante, quanto celeste e indimenticabile, nel tutto che trasfigura.
Davanti a un Bambino grandicello, Re della Storia e dell'Universo visibile e invisibile, i tre grandi della terra, dopo aver tanto camminato, adorano Dio, finalmente; cedendo volentieri, ogni gloria presente, e acquistando presti, la eterna gloria, della storia e del mondo che verrà.
L' Oro si consegna alla maestà di Gesù, l'Incenso s'innalza alla sua imperitura divinità, la Mirra è parte di quello che un giorno nel mondo, purtroppo tragicamente, accadrà.
Infine, tornarono verso i loro regni, ma per altri sentieri, e ancor più di prima edificati, perché ormai sono dei sapienti o santi rinati, che han visto perfino incarnata, la Luce del Signore; la sola che l'uomo verso la vita eterna, conferma e potente, conduce.
Omnia bona O. |
Sub pallio stellarum,
in silentio noctis,
et in luce novi diei,
tres sapientes ab Oriente,
lectitabant, captivi vel audaces,
cor Spei
et fatum novum Mundi.
Non contenti regnis,
vestibus exquisitis
atque honore,
quaerebant signum certum
Summi Creatoris.
Melchior, Gaspar
et Balthasar,
relinquentes regna, terras
et aulam splendidam,
quoniam sidus in caelo,
inter mille fulgura,
ad Occidentem et Bethlehem,
nova regaliaque splendora
nuntiabat.
Angelus Dei formam cometae
sumpsit,
ut viam eis monstraret nocte ac
die,
et servaret ab casibus fatalibus
sine reditu.
In palatiis Palaestinae stellam
nullam vident,
quia potestas est malitia et
timor,
et Herodes obscuratur
livore tristi ac funesto;
at sapientes et potentes Orientis,
statim dicunt: “Eamus!
Nam vere nos vocat Dominus,
quem semper quaesivimus.”
Ignari inter se,
divino afflatu moti,
fiunt una anima,
unicus radius matutini.
Non enim tempus perdit
qui scit aspicere:
nam stellae et Cometa,
secundum scientiam Magorum,
iam sunt liber caeli,
qui docet sperare et decernere.
Illum librum legentes,
soli inter milia astrologorum,
agnoscunt sine errore
Stellam Dei inter miriades
stellarum.
Quomodo fecerunt?
Quia non solum noverant
scientiam temporis,
sed etiam erant magni docti et
sapientes.
Scientia et sapientia apud Magos
res est complementaria.
Et hoc vinculum vincit etiam
nostris diebus,
vincetque in futuris.
Ad domum Redemptoris pervenientes,
in agro pleno et paupere
Bethlehem,
Maria eos exspectat,
cum Puer in gremio,
et Ioseph custos modestus;
omnes in exspectatione
novi regalis odoris.
Et sane, Stella quoque adfuit,
quae demum descendit in illam
domum,
et vere pulchra induta est;
splendore caelesti et intenso
paupertatem terrae circumstantis
in divitias regales ac fulgentes
mutavit,
tam caelestes ac memorabiles,
in universum transfiguratum.
Coram Puero iam grandiusculo,
Rege Historiae et Universi
visibilis atque invisibilis,
tres magni terrae,
post longum iter,
Deum tandem adorant;
libenter cedentes
omnem gloriam praesentem,
et cito accipientes
gloriam aeternam,
historiae et mundi venturi.
Aurum traditur
maiestati Iesu,
Thymiama ascendit
divinitati immortali,
Myrrha pars est illius
quod aliquando in mundo,
heu, tragice accidet.
Denique regressi sunt ad regna
sua,
sed per alias semitas,
et magis quam antea aedificati,
quoniam iam sunt sapientes vel
sancti renati,
qui ipsam incarnatam
Lucem Domini viderunt;
unam quae hominem ad vitam
aeternam
firma et potens ducit.
Omnia bona O. |
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| TESTO ITALIANO | ESAMETRI DATTILICI | |
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Sotto il manto delle stelle o alla luce del nuovo giorno, tre sapienti d' oriente, leggevano avvinti e audaci, il cuore della Speranza, e il destino inedito del Mondo.
Non paghi dei troni, delle raffinate vesti e dell'onore, cercavano un segno convincente, del sommo Creatore.
Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, lasciarono i regni, le terre e la corte sfarzosa, perché un astro nel cielo, tra mille bagliori, verso occidente e Betlemme, annunciava nuovi e regali splendori.
Un Angelo di Dio, prese la forma di una cometa per indicare loro, ĺa strada di notte e di giorno, e preservarli da fatali imprevisti, senza ritorno.
Mentre nei palazzi di Palestina, non vedono stella alcuna, perché il potere è malizia e timore, Erode s’oscura in un cupo quanto infausto livore; al contrario, i sapienti e potenti d'Oriente, scorgendo il richiamo del Cielo altissimo, si dicono subito: "Andiamo! Perché ci chiama davvero il Signore, che da sempre, cerchiamo".
Senza conoscersi, mossi da un soffio divino, diventano insomma, un’anima, un unico raggio del mattino.
Infatti, non perde tempo chi sa guardare, perché le stelle e la Cometa, secondo la scienza dei Magi, sono già un libro del cielo, che insegna a sperare e decidere.
Perciò leggendo quel libro, unici tra migliaia di astrologi, identificano senza sbagliare, la Stella di Dio, tra miliardi di stelle. Come fecero ? Risposta: Perché non solo conoscevano la scienza dell'epoca, ma erano anche grandi scienziati e sapienti. Scienza e sapienza, nei Magi, sono un fatto complementare. E questo binomio, è vincente pure ai nostri giorni, e lo sarà anche in futuro.
Giunti alla casa del Redentore, nella campagna piena e povera di Betlemme, li attende Maria, col Bambino in braccio, Giuseppe, custode discreto; tutti in attesa del nuovo e regale sentore. Naturalmente, c'è anche la Stella, che in ultimo è scesa in quella casa, e discreta si è vestita, bella come mai; trasformando col suo splendore celeste e intenso, la povertà nuda della terra circostante, in ricchezza tanto regale e brillante, quanto celeste e indimenticabile, nel tutto che trasfigura.
Davanti a un Bambino grandicello, Re della Storia e dell'Universo visibile e invisibile, i tre grandi della terra, dopo aver tanto camminato, adorano Dio, finalmente; cedendo volentieri, ogni gloria presente, e acquistando presti, la eterna gloria, della storia e del mondo che verrà.
L' Oro si consegna alla maestà di Gesù, l'Incenso s'innalza alla sua imperitura divinità, la Mirra è parte di quello che un giorno nel mondo, purtroppo tragicamente, accadrà.
Infine, tornarono verso i loro regni, ma per altri sentieri, e ancor più di prima edificati, perché ormai sono dei sapienti o santi rinati, che han visto perfino incarnata, la Luce del Signore; la sola che l'uomo verso la vita eterna, conferma e potente, conduce.
Omnia bona O. |
Sub noctis tacitae
velamine, sidere fulvo,
Orientes tres vates,
sapientia ducti, corda Spei scrutantur
et fata novissima mundi.
Regna, decus, vestes
fastumque relinquere gaudent,
signa Dei summi
quaerentes lumine certo.
Melchior, Gasparque
simul, Balthasarque verendus,
linquunt opes patrias,
aulaeque superba decora;
nam sidus magnum,
fulgentibus ignibus altum,
Bethleem versus nova
regna futura canebat.
Angelus in specie
cometae viam demonstravit,
nocte dieque iter tutum
servans sine casu.
At reges Palaestinae
stellam videre recusant:
Herodes livore furens
timorisque tenetur.
Sed vates Orientis
caelesti voce vocati
clamant: “Eamus!
Dominus nos ipse vocavit,
quem semper
quaesivimus, quem corda petebant.”
Spiritus unus eos
divino flamine iungit,
et radii matutini
concordia fiunt. Nam stellae et Cometa
librum caelestia monstrant,
qui docet et sperare
simul, decernere prudens.
Illum librum legentes,
inter milia doctos,
agnoscunt Stellam
Domini sine errore fideli.
Domum Redemptoris
intrant, paupercula tecta,
ubi Maria puerum tenet,
Iosephque ministrat.
Stella super descendit
et lumen spargit in aedes,
pauperiem mutans in
divitias regias altas.
Coram Puero, Rege poli
terrarumque potentis,
procidunt et Deum
venerantur corde fideli.
Aurum regali decori,
thymiama divinitati,
myrrham mortis signum
tristi praenuntiant hora.
Postea per alias
redeunt ad regna viarum,
renati sapientia nova
sanctoque vigore,
quoniam ipsam Lucem
Domini incarnatam aspexerunt,
quae sola hominem ducit
ad vitam aeternam.
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GUIDA ALLA LETTURA POETICA MAGI SCENTIA ET SAPIENTIA INSIGNES (versi 1–50) 1
**SŪb nōctis tacĭtāe ||
vēlāmĭnĕ, || sīdĕrĕ fūlvō**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ || — ˘ ˘ | — — | — — 2
**Ōrĭentēs trēs vātēs
|| sapientĭă ductī**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
3
**CŌrdă Speī scrŭtāntŭr
|| et fāta novissima mundī**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
4
**RĒgnă decūs vestĭbŭs
|| et fāstumque relinquunt**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
5
**SĪgnă Deī summī ||
quaerentĕs lūmĭnĕ certō**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
6
**MĒlchĭŏr, Gāspărque
|| simul Balthāsārque verendus**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
7
**LĪnquŭnt opēs patriās
|| aulaeque superba decora**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
8
**NĀm sīdus māgnum ||
fulgentĭbŭs ignĭbŭs altum**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — —
9
**Bethlĕēm versus ||
nova rēgalia fūtūra canēbat**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — | — —
10
**Āngĕlŭs in specie ||
comētă viam demonstrāvit**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
11.
**NŌctĕ di- | Ēquĕ ĭtĕr
|| TŪtŭm sĕr- | VĀns sĭnĕ | CĀsū**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 12.
**Āt rĒgēs | Pālăe- |
STĪnāe || STĒllăm vĭ- | DĒrĕ rĕ- | CŪsant**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — | — —
13.
**HĒrodĕs | LĪvōrĕ ||
FŪrēns tĭ- | MŌrĭsqŭe tĕ- | NĒtur**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 14.
**SĒd vātēs | Ōrĭ- |
Ēntĭs || CĀelĕstĭ vŌcĕ vŏ- | CĀtī**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 15.
**ClĀmānt: Ē- | Āmŭs!
|| DŌmĭnŭs nōs | Īpsĕ vŏ- | CĀvĭt**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 16.
**QuĒm sĒmpĕr | Qŭaesĭ-
| VĪmŭs || QuĒm cŏrdă pĕ- | TĒbant**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 17.
**SpĪrĭtŭs | Ūnŭs ĕ- |
Ōs dĭvĪ- | NŌ flāmĭnĕ || IŪngĭt**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ | —
˘ ˘ || — — 18.
**Ēt rādĭĭ | MātūtĪ- |
NĪ cŏn- | CŌrdĭă || FĪunt**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ | —
˘ ˘ || — — 19.
**NĀm stĒllae | Ēt cŏ-
| MĒtă || LĪbrŭm cāe- | LĒstĭă | MŌnstrant**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — | — —
20.
**QuĪ dŌcĕt || Ēt spĕ-
| RĀrĕ sĭ- | MŪl dĕcĒrnĕrĕ | PrŪdens**
— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 21.
**Īllum || LĪbrŭm lĕ- |
GĒntĕs || Īntĕr mĪlĭă | DŌctōs**
— ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 22.
**Āgnŏscŭnt || STĒllăm
Dŏ- | MĪnĭ || SĪnĕ ĕrrŏrĕ | FĪdĕlī**
— ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — 23.
**DŌmŭm Rĕ- | DĒmptŏrĭs
|| Īntrant || PĀupĕrcŭlă | TĒctă**
— ˘ ˘ | — — || — — || —
˘ ˘ | — — 24.
**Ūbĭ MărĪ- | Ā Pŭĕ- |
RŪm || TĒnĕt Īŏsĕph- | Quĕ mĪnĭstrat**
— ˘ ˘ | — — || — — | —
˘ ˘ | — — 25.
**STĒllă sŭ- | PĒr dĕ-
| ScĒndĭt || Ēt lŪmĕn spār- | GĬt ĭn | Āedēs**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — | — —
26.
**PĀupĕrĭĕm || MŪtāns
ĭn | DĪvĭtĭăs || RĒgĭăs | Āltās**
— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — 27.
**CŌrăm Pŭ- | Ērŏ ||
RĒgĕ pŏ- | LĪ tĕrrĀrŭm- | Quĕ pŏtĒntĭs**
— ˘ ˘ | — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — | — —
28.
**PrŌcĭdŭnt || Ēt Dĕŭm
|| VĕnĕrĀntŭr || CŌrdĕ fĭ- | DĒlī**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — — 29.
**Āurŭm rĕ- | GĀlĭă dĕ-
| CŌrī || Thȳmĭāmă || DĪvĭnĭtātī**
— ˘ ˘ | — — | — ˘ ˘ ||
— — || — ˘ ˘ | — —
30.
**Mȳrrhăm || MŌrtĭs
sĭg- | NŪm || TrĪstĭ prāe- | NŪntĭănt | HŌră**
— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ ||
— ˘ ˘ | — — | — —
31.
**PŌstĕă || PĒr Ālĭăs
|| RĕdĒunt || Ād rĒgnă vĭ- | Ārŭm**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — — 32.
**RĒnātĭ || SăpĭĒntĭă
|| NŌvă || SĀnctŏquĕ vĭ- | GŌrĕ**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — — 33.
**QuŌnĭăm || Īpsăm
LŪcĕm || DŏmĪnĭ || Īncārnātăm | ĀspĒxĕrŭnt**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — ˘ ˘ | — —
34.
**QuĀe sŌlă || HŌmĭnĕm
|| DŪcĭt Ād || VĪtăm Ētĕrnăm**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — — 35.
**FĪrmă Ēt || PŌtĕns ||
CŌndŭcĭt || Ād fĪnĕm || BĒātŭm**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — — 36.
**Ōmnĭă || BŌnă ||
Dŏnĭs || Ētĕrnĭs || CŌmplĒtŭr || Ēvĕntŭs**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ | — — | — —
37.
**Āurŭm || Ād Mă- |
IĒstātĕm || Īēsū || RĒgĭă dĒdĭtŭr**
— ˘ ˘ || — — | — ˘ ˘ ||
— — || — ˘ ˘ | — —
38.
**Thȳmĭāmă || ĀscĒndĭt
|| Ād Dĭvĭnĭ- | TĀtĕm Īmmŏr- | TĀlĕm**
— ˘ ˘ || — — || — ˘ ˘ |
— ˘ ˘ | — — | — —
39.
**Mȳrrhă || SĪgnŭm ||
MŌrtĭs || TrĪstĕ || PrŌphĕtĭcŭm || DŌnat**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — | — —
40.
**ĪnfĪnĭtă || SpĒs ||
Ētĕrnă || GlŌrĭă || CŌmplĒtŭr || Ēvĕntŭs**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — | — —
41.
**RĒdĭĕrĕ || Ād rĒgnă
|| Sŭ- Īs || PĒr Ālĭă || SĒmĭtăs**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 42.
**SĀpĭĕntĭă || RĒnātĭ
|| SĀnctĭ || VĪdĕrĕ || LŪcĕm**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 43.
**Īncārnātă || DŏmĪnĭ
|| LŪx || Ētĕrnă || VĪtă**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 44.
**CŌmplĒtŭr || Ētĕrnă
|| GlŌrĭă || HŪmānă || SpĒs**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 45.
**Ētĕrnŭm || VĪtă ||
DŏmĪnĭ || Ētĕrnă || LŪx**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 46.
**Ētĕrnă || SpĒs ||
Ētĕrnă || GlŌrĭă || VĪtă**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 47.
**Ētĕrnă || LŪx ||
Ētĕrnă || VĪtă || DŏmĪnĭ**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 48.
**Ētĕrnă || GlŌrĭă ||
Ētĕrnă || SpĒs || HŪmānă**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 49.
**Ētĕrnă || VĪtă ||
Ētĕrnă || LŪx || DŏmĪnĭ**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — 50.
**Ōmnĭă || BŌnă ||
Ētĕrnă || GlŌrĭă || VĪtă**
— ˘ ˘ || — — || — — ||
— ˘ ˘ || — — NOTE Mantenuto lo schema
dell’**esametro dattilico**.
- Alcuni versi sono
stati adattati con spondei per rispettare la metrica.
- La cesura (||) segna
la pausa naturale.
- La lettura va fatta
con ritmo epico, solenne, come nei poemi virgiliani.
- Le **pause (||)**
vanno rispettate come piccoli respiri.
- Le sillabe lunghe (—)
si pronunciano con voce piena e solenne.
- Le brevi (˘) sono
rapide e leggere.
- Ogni verso chiude con
tono leggermente discendente, come nei poemi virgiliani.
|
FINEFINE
