SAN GIUSEPPE E GESU', LI VOLLE ARTIGIANI, LA STESSA PROVVIDENZA

1-5-07

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               Non è egli il Falegname, il figlio di Maria ? (Mc 6,3). Non è forse il Figlio del Carpentiere ? (Mt 13,55).

                Secondo i Vangeli e specialmente la tradizione, Giuseppe, faceva il falegname, e insegnò al figlio Gesù, tale mestiere.

                La redenzione neotestamentaria cambia mestiere, rispetto alla creazione descritta nell'Antico Testamento: creato l'uomo, il suo lavoro fondamentale nell'Eden era coltivare il Giardino, quindi esercitare l'agricoltura 1) . Posto il fondamento della redenzione, cioè la nascita di Gesù, il nuovo mestiere sarà non più di ordine agricolo, ma artigianale, cioè il Falegname e poi il Predicatore di Dio, la Vittima fino al martirio.

                Si pone dunque la seguente domanda: perché la creazione scelse l'agricoltura e la redenzione, per così dire, scelse  l'artigianato? 

                 La risposta è : perché i tempi sono cambiati : nel primo caso l'obbiettivo era occupare l'uomo nel giardino onde evitare l'ozio e garantire il bene della neocreatura; nel secondo caso, lo scopo è dare all'uomo il necessario per vivere, mentre si impegna a redimersi dal peccato. 

                Una proprietà terriera da coltivare, un lavoro da operaio agricolo, avrebbero implicato dei vincoli di tutela e dipendenza, costituenti un restringimento della libertà lavorativa ed economica necessaria allo scopo principale della vita del Redentore: salvare gli uomini dal peccato. 

                Invece il lavoro da artigiano, permetteva maggiore mimetizzazione tra i poveri; e questa mimetizzazione, lo ricordo, fu una precisa scelta del Cristo, delineantesi già a cominciare dalla sua nascita in una stalla, anziché in una alcova di corte; infatti la nascita poverissima, il non conseguente possesso di terreni, in quella società giudaica a base agricola e nella cornice dell'Impero Romano, era un fatto notevole che serviva a non attirare l'attenzione del fisco, le invidie dei potenti o locali signorotti, ed esser considerati pertanto, poco invidiabili perché nullatenenti o quasi. 

                Inoltre, in previsione della permanenza in Egitto per sfuggire alla morte propinata da Erode, era più comodo e pratico vivere con prestazioni da artigiano che da operaio agricolo, cioè da dipendente facilmente schiavizzabile e per giunta in un contesto straniero dai modi di coltivazione, dalle leggi e dai costumi diversi dalla Palestina. L'artigiano poteva invece guadagnarsi da vivere offrendo la sua prestazione a chiunque, poteva insomma, l'esatto contrario dell'operaio agricolo, perché questi, in Palestina come in Egitto, si sarebbe dovuto cercare dei datori di lavoro adatti, con l'aggravante dei vincoli di luogo e tempo, di sfruttamento e possibile dipendenza schiavista, tipiche di quelle società.

                Pertanto possiamo concludere che la scelta dell'artigianato a scapito dell'agricoltura, fu una precisa motivazione della Provvidenza

                Giuseppe, e poi Gesù quale Figlio, furon guidati dalla Provvidenza anche nella scelta del mestiere da falegname o artigiano. Questo mestiere fu suggerito dalla stessa Provvidenza con calcolo sapiente, per garantire maggior libertà di movimento sia al Padre putativo che al Figliolo divino, e pertanto venne preferito sia all'agricoltura che ad ogni altro mestiere. Possiamo però ulteriormente precisare che lo stesso artigianato fu preferito provvidenzialmente ad ogni altro lavoro, perché meglio permetteva l'esercizio della libertà conciliantesi con l'esercizio della povertà e di tutte le conseguenti virtù del cristiano, anzi del Cristo stesso, compresa la sua finale designazione a Vittima suprema.

 

1: Crf. Santità dell'agricoltura, in particolare, Gn 2,15.

 

FINE

 

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