MARIA SANTISSIMA DELLE VIGNE NEL COMVENTO DEI CAPPUCCINI AD AREZZO

MARIA SANTISSIMA DELLE VIGNE NEL COMVENTO DEI CAPPUCCINI AD AREZZO

“Haec tibi Christi vinea Diva  est credita custos Verae auge vitis fructus atque cole” :

«A te è stata affidata la santa vigna di Cristo (la Chiesa), perché tu la custodisca; fa crescere e coltiva i frutti della vera vite » .

L’immagine della Madonna con sotto le suddette parole scolpite in nero, in una lapide grigia; compare nel Corridoio principale del Convento dei frati Cappuccini ad Arezzo, in Via dei Cappuccini 2.

Non vedo datazioni e nome d’autore; forse l’artefice è un frate del Convento; infatti, teologia profonda e sensibilità locale francescana, possono in parte spiegare l’autore quale autentico francescano…Possiamo proporre come datazione, una fattura recente nel sec XX° ? La tecnica sembra una terracotta invetriata, un po artigianale, anche se sul modello Della Robbbia.

La Madonna con manto nero, tra due lunghi tralci di vite verticali, sta seduta, col Bambino Gesù nudo, in braccio e sulle ginocchia; è nell’atto di dare al piccolo Gesù un grappolo d’uva; e ha una veste porpora, che richiama il colore del vino.

Maria, col capo ornato da una grande aureola di luce, ha in testa un velo verdognolo chiaro, e insieme una sorta di striscia copricapo verde foglia di vite, che termina a destra e sinistra della Vergine, a mo’ di foglie di vite, appunto; anzi potrebbe trattarsi di vere foglie di vite, come un nastro o corona distesa e non annodata.

La Vergine è seduta su uno scranno di pietre giallognole a mò della pietra serena locale; a sua volta poggiante su un piano di pietre dello stesso tipo, tutte grezze; forse per richiamare la muratura semplice e a secco, dei campi e del mondo rurale.

Due piante di vite, si avvinghiano tra i canali o solchi delle pietre, spuntando foglie un po ovunque e si distendono lunghi verso il Cielo a destra e sinistra della Vergine . Sono il suo ornamento iconografico secondo il tema iconografico stesso, dal titolo “Maria Santissima delle Vigne”

APPENDICE

1. LA MADONNA DELLE VIGNE, IN ITALIA E NEL MONDO

la devozione a Maria SS. delle Vigne è molto diffusa in Italia, spesso legata a territori di antica tradizione vitivinicola.
Oltre alla specifica immagine e iscrizione soprastante, si trovano numerosi altri santuari e opere d’arte a lei dedicati.

Ecco alcuni dei principali esempi:

​In Italia:

Genova: La Basilica di Santa Maria delle Vigne è una delle chiese più antiche e importanti della città. Al suo interno sono conservate sculture e dipinti che raffigurano la Madonna con il Bambino, spesso associata alla protezione dei vigneti circostanti che storicamente caratterizzavano la zona.

​Piemonte:

​A Trino (Vercelli) si trova un Santuario della Madonna delle Vigne, un luogo di culto molto caro alla comunità locale, immerso in una zona collinare.

​A Mondovì (Cuneo), la Cappella di Santa Maria delle Vigne, ospita affreschi medievali, che testimoniano l’antica radice di questa devozione nella regione.

​Altre Località: Luoghi di culto e icone dedicate alla Madonna delle Vigne si possono trovare anche in altre parti d’Italia, a volte sotto nomi simili come “Madonna della Vite”.

​Nel Mondo

​Anche se il titolo è prevalentemente legato alla tradizione italiana e mediterranea, l’iconografia della Madonna con grappoli d’uva o elementi che richiamano la vite (simbolo di Cristo stesso e della Chiesa, come menzionato sopra), si ritrova in diverse culture cristiane. A volte, in comunità di emigrati italiani, il titolo “Maria SS. delle Vigne” è stato portato e mantenuto come legame con la propria terra d’origine.

2. LA MADONNA DELLE VIGNE DI AREZZO E’ UNA ALLEGORIA TEOLOGICO-RURALE;

IN CIÒ STÀ LA SUA UNICITÀ E VALORE

l’iconografia  del rilievo di Arezzo, rappresenta una versione specifica e locale, strettamente legata a quel particolare manufatto, e differisce sensibilmente dalle immagini tradizionali e storiche associate al titolo di “Madonna delle Vigne” in altre parti d’Italia.

​Ecco le principali differenze:

​1. L’origine del titolo e l’iconografia tradizionale

​Nelle grandi basiliche e nei santuari storici, il titolo “delle Vigne” ha quasi sempre un’origine toponomastica (legata al nome del luogo) piuttosto che puramente allegorica.

​Il caso di Genova (Basilica di S. Maria delle Vigne): È l’esempio più celebre. Il nome deriva dal fatto che l’edificio originario (risalente al X secolo) fu costruito in una zona allora situata fuori dalle mura cittadine, coltivata a vigneti. L’iconografia della statua o dei dipinti venerati lì non presenta elementi rurali grezzi o tralci di vite avvinghiati: riprende invece tipologie classiche ed eleganti, come la Nikopoia (la Vergine in trono bizantina) o la Madonna Regina con abiti solenni.

​Il caso del Piemonte: Anche nel Santuario di Trino Vercellese o nella cappella di Mondovì, l’appellativo nasce dalla collocazione geografica (chiese immerse nelle colline e nei vitigni).

All’interno si trovano spesso affreschi medievali o statue controriformiste che raffigurano la Madonna in trono, l’Assunta o l’Immacolata secondo i canoni artistici delle rispettive epoche, senza una simbologia contadina così marcata.

​2. Le peculiarità uniche del rilievo di Arezzo:

​L’opera presente nel Convento dei Cappuccini ad Arezzo, visibile sopra, si distingue per un’interpretazione letterale e teologica del tema, trasformando il nome in un ricco apparato simbolico:

​La corona di foglie e il velo:

L’idea di Maria che indossa una sorta di corona o nastro di vere foglie di vite, che si fondono con il velo, è un dettaglio iconografico rarissimo e fortemente evocativo.

​I tralci verticali e lo scranno di pietre grezze:

Nelle rappresentazioni storiche della Madonna col Bambino (anche quando compare un grappolo d’uva in mano al Piccolo, simbolo del futuro sacrificio eucaristico), è raro vedere l’intera scena incorniciata da viti che spuntano direttamente da una muratura a secco.

Lo scranno di pietre gialle grezze, che richiama il lavoro manuale e i terrazzamenti rurali tipici del paesaggio toscano, è un preciso omaggio al mondo rurale.

​L’abito porpora e il grappolo d’uva:

Sebbene il grappolo d’uva sia un simbolo teologico diffuso nell’arte cristiana (il “sangue di Cristo” e il vino dell’Eucaristia), l’abbinamento così marcato con la veste color porpora-vino e la dedica esplicita sulla targa “Maria SS. delle Vigne” , rendono l’insieme una composizione unica e pensata appositamente per quel luogo di spiritualità francescana e cappuccina, storicamente vicino alla semplicità della terra.

​In sintesi, mentre nel resto d’Italia la “Madonna delle Vigne” indica solitamente una Madonna tradizionale che proteggeva una specifica zona agricola, il rilievo di Arezzo sopradetto, è una vera e propria allegoria teologico-rurale, dove la natura stessa della vite e la pietra dei campi, diventano parte integrante del corpo e del trono della Vergine.