IL PRESEPE PERMANENTE E MECCANICO DI MONTERCHI
![]() |
||
|
LA NATIVITA' |
||
|
|
||
|
LA NATIVITA' , I MAGI, IL PESCATORE, I PASTORI |
||
|
|
||
|
IL TAGLIO DELLA LEGNA |
||
![]() |
||
|
MASSIMO GALLETTI DEGLI AMICI DEL PRESEPE DI MONTERCHI |
Verso il confine con l'Umbria ma sempre in provincia d'Arezzo, c'è un paese d'incanto, arroccato in un colle architettonico di evidentissima origine medioevale: è Monterchi.
Il Castello Mons Herculis (da cui il nome Monterchi) era un tempo della Signoria dei Tarlati di Pietramala, e si trova nella parte interna e più elevata del paese; e intorno al Castello ci sono le Chiese e le case della cittadinanza. San Simeone è proprio nei pressi della piazza centrale, e risale al 1230.
Il Presepe è permanentemente esposto in una stanza dietro l'altare, separata dalla Chiesa, ma sempre proprietà di essa, perché sembra l'Oratorio.
Autori di questa Opera d'arte sono Gli Amici del Presepe di Monterchi , una quindicina di persone (Massimo Galletti, Roberto Rondini , Enrico Tesserini, Daniele Barili, Bruno Fiordelli, Michele Armati, Simone Romani, Claudio Biancucci, Matteo Galletti, Giuseppe Severi, Roberto Capacci, Matteo Pettinari , Antonella Raini, Giuseppe Verdinelli).
E' grazie a uno di loro, Massimo Galletti (cell. 3338604187), che posso visitare l'Opera, nonostante siano le 20,30 passate. Il paese intero si appresta frattanto alla quiete che precede la notte; sebbene sia questa una notte placida perché siamo nella Provincia di Arezzo e perché è oggi l'Epifania, che (è vero) tutte le feste porta via, ma lascia anche negli animi la lezione rigeneratrice del Natale, appunto del Presepe.
Naturalmente tutte le scene ruotano attorno alla Natività in posizione centrale e sotto una casa che sembra incompiuta nella costruzione, più che un sicuro rudere da bozzetto del gran tour tra i resti dell'antica Roma. Certo non è una grotta, non è una stalla e non c'è la mangiatoia; anzi manca totalmente il bue e l'asino, cosi come manca nell'omonimo Presepe vivente delle Ville di Monterchi.
L'impianto scenografico ha la seguente filosofia: sono capitoli fondamentali della composizione, la Natività, la Fattoria, la Cava della Pietra, il Popolo dintorno. La Natività è il Natale; la Fattoria è il lavoro agricolo e il punto principale di riferimento nel paese; la Cava è invece il lavoro, per così dire, industriale. Chi va in pellegrinaggio verso il Messia è pertanto il lavoro degli uomini che lavorano, più che gli uomini stessi che abbandonano il lavoro, per andare a adorare il Messia. Insomma gli uomini offrono al Messia il proprio lavoro.
Dalla cava si estraggono le pietre bianche che in blocchi levigati compongono con garbata eleganza tutti gli edifici. Invece la Casa Fattoria a sinistra, è il principale edificio del signore o benestante del villaggio; attorno a questa presenza si dislocano le abitazioni popolari, che evidenziano spesso più la loro necessità all'esercizio del lavoro che alla abitazione; poi è la volta dei vari mestieri, alcuni animati, e tutti possibili a leggersi quale dipendenza commissionata o dalla Casa Fattoria o dalla Cava di Pietre.
Così abbiamo il Manescalco o Fabbro davanti la Villa Fattoria; il Battitore di palizzata di fronte alla Natività, il Pescatore, il Tosatore di pecore; poi è la volta delle semplici statuine senza animazione, come la filatrice della lana, il pastore, gli stessi Magi.... . Ma il quadro prevede pure un ruscello, anzi un fiume, che attraversa il paese (dove pesca il pescatore), e che permette le attività del Frantoio e se ben ricordo anche del Mulino . Però l'attività più ardita tecnicamente e più ardita a causa della fatica stornata con sistemi appariscenti di leve e carriole, è certamente la Cava delle Pietre, che ha anche attività logistica di trasporto.
Nel complesso il Presepe di Monterchi rappresenta bene la devozione mite e toscanamente realista del popolo. Potrebbe forse essere rafforzato nell'impatto edificante, dando più risalto al Bambino nella culla e al gruppo della Natività, sempre nella piena armonia con il tutto.
FINE
|
|