FIORETTO ALBANESE: LA CONTRAVVENZIONE 

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                Timo sembrava navigare l'infinito del mare con la sua Mercedes: il figlioletto accanto, beati entrambi, attraversano leggeri la piana autunnale, nella periferia aretina, attorno alle due pomeridiane. 

                Da fuori apparivano quei due una sorta di idillio familiare  riuscito, in piena armonia con la bellezza della Chiana; ma nel profondo dell'animo, Timo aveva una dissonanza, una pena, anzi un obbiettivo preciso e determinato: trovare lavoro in qualche fattoria; infatti erano tre mesi che da avventizio, era stato licenziato da San Clemente. Quindi doveva cercare lavoro altrove, altrimenti come mantenere la numerosa famiglia? 

                Incedeva dunque col pensiero vivo del lavoro, gettando di tanto in tanto un'occhiata al figlioletto che faceva fuori beato, un grosso pistacchio.

                Pervennero dunque sotto l'occhio di una pattuglia di vigili urbani, la quale decise subito con ricevuta autovelox alla mano, che i due avevan superato il limite di velocitÓ di ben quarantacinque chilometri; pertanto li si doveva punire: vale a dire ritirare la patente e togliere da essa, otto punti su ventidue, oltre, naturalmente, la multa di trecento euro, passe.

                Timo sentý lo sconforto e la rabbia, montargli al cuore. Ma l'idea di dover lavorare per il bene della famiglia, subito gli fece ridimensionare l'ira e aggiustare il pensiero: decise dunque di pagare la multa e di andare a cercar lavoro con la bicicletta e se mai, portato da parenti e amici.

                Per fortuna, trov˛ presto lavoro a Boncinano! Lo finý felicemente in due mesi; poi fu riassunto a San Clemente. Ma per riavere la sua patente dovevano ancora passare tre, cinque otto mesi; dipendeva sembra, dalla capacitÓ del proprio avvocato, nel far valere i diritti del cittadino immigrato.

                Finalmente dopo tre mesi, riebbe la sua patente. Eppure durante il lavoro diceva, e confidava: ma che paese Ŕ mai l'Italia! Un povero diavolo supera di poco la velocitÓ di cinquanta chilometri orari (limite troppo basso), e non s'accontentano di punirlo con trecento euro, cioŔ con l'equivalente di una settimana del mio lavoro, ma gli tolgono anche numerosi punti. 

                Dunque uno che ha una famiglia numerosa, pagato il tutto, come vive senza auto per andare al lavoro, come mantiene i propri figli? Deve forse morire? Queste multe cavapunti sono disumane e incivili : colpiscono indistintamente il povero e il ricco, onde Ŕ uguale per tutti la pena, ma Ŕ disparata la disponibilitÓ del portafoglio. Non ci vedo niente di giusto in questo trattamento. Sarebbe giusto invece, che le multe fossero fatte a misura del reddito effettivo dei cittadini. Io intendo fare questa proposta, se voi siete d' accordo... . 

                Certamente si: siamo tutti d'accordo, rispondono i colleghi operai.

 

FINE

 

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