LA VERITA' DELLA FEDE CRISTIANA E' DIMOSTRATA PRINCIPALMENTE DAI SANTI E DALLA BELLEZZA CHE ESSA HA GENERATO

(Da : Joseph Ratzinger, La Bellezza, La Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, ItacaLibri Srl, Città del Vaticano e Castel Bolognese  -Ravenna-  2005 ; pp. 16-21)

Cristo Risorto

 

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                La bellezza ferisce ma proprio così essa richiama l'uomo al suo destino ultimo. Ciò che afferma Platone e più di millecinquecento anni dopo, Kabasilas, non ha nulla a che fare con l'estetismo superficiale e con l'rrazionalismo, con la fuga dalla chiarezza e dall'importanza della Ragione. Bellezza è conoscenza, certamente una forma superiore di conoscenza poiché colpisce l'uomo con tutta la grandezza della Verità. In ciò Kabasilas è rimasto interamente greco, in quanto pone la conoscenza all'inizio. Origine dell'amore è la conoscenza -egli afferma- la conoscenza genera l'Amore . Occasionalmente -così prosegue- la conoscenza potrebbe essere talmente forte da sortire allo stesso tempo l'effetto di un filtro d'Amore. Egli non lascia questa affermazione in termini generali. Com'è caratteristico del suo pensiero rigoroso, distingue due tipi di conoscenza : la conoscenza attraverso l'istruzione che rimane conoscenza, per così dire di seconda mano e non implica alcun contatto diretto con la realtà stessa. Il secondo tipo al contrario, è conoscenza attraverso la propria esperienza, attraverso il rapporto con le cose. Quindi fintanto che noi non abbiamo fatto esperienza di un essere concreto, non amiamo l'oggetto così come esso dovrebbe essere amato .

                La vera conoscenza è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l'uomo, essere toccati dalla realtà, dalla personale presenza di Cristo stesso come egli dice. L'essere colpiti e conquistati attraverso la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e profonda della mera deduzione razionale. Non dobbiamo certo sottovalutare il significato della riflessione teologica, del pensiero teologico esatto e rigoroso : esso rimane assolutamente necessario. Ma da qui disdegnare o respingere il colpo provocato dalla corrispondenza del cuore nell'incontro con la Bellezza come vera forma della conoscenza, ci impoverisce e inaridisce la fede, così come la teologia. Noi dobbiamo ritrovare questa forma di conoscenza, è un'esigenza pressante del nostro tempo.

                A partire da questa concezione Hanz Urs Von Balthasar ha edificato il suo Opus Magnum dell'estetica teologica, della quale molti dettagli sono stati recepiti nel lavoro teologico, mentre la sua impostazione di fondo, che costituisce veramente l'elemento essenziale del tutto, non è stata affatto accolta. Questo non è beninteso semplicemente solo, o meglio, non è principalmente un problema della teologia, ma anche della pastorale che deve nuovamente favorire l'incontro dell'uomo con la bellezza della fede. Gli argomenti cadono così spesso nel vuoto, perché nel nostro mondo troppe argomentazioni contrapposte concorrono le une con le altre, tanto che all'uomo viene spontaneo il pensiero che i teologi medioevali avevano così formulato : la ragione ha un naso di cera , ossia la si può indirizzare, se solo si è abbastanza abili, nelle più svariate direzioni. Tutto è così assennato, di chi dobbiamo fidarci ? L'incontro con la Bellezza può diventare il colpo di dardo che ferisce l'anima e in questo modo le apre gli occhi, tanto che ora l'anima, a partire dall'esperienza, ha dei criteri di giudizio ed è anche in grado di valutare correttamente gli argomenti.

                Resta per me un'esperienza indimenticabile il concerto di Bach diretto da Leonard Bernstaein a Monaco di Baviera dopo la precoce scomparsa di Karl Richter. Ero seduto accanto al vescovo evangelico Hanselmann. Quando l'ultima nota di una delle grandi Thomas Kantor-Kantaten si spense trionfalmente, volgemmo lo sguardo spontaneamente l'uno all'altro e altrettanto spontaneamente ci dicemmo : Chi ha ascoltato questo sa che la fede è vera . In quella musica era percepibile una forza talmente straordinaria di realtà presente, da rendersi conto, non più attraverso deduzioni, bensì attraverso l'urto del cuore, che ciò non poteva essere origine dal nulla, ma poteva nascere solo grazie alla forza della Verità che si attualizza nell'ispirazione del compositore. E la stessa cosa non è forse evidente quando ci lasciamo commuovere dall'icona della Trinità di Rublev ? Nell'arte delle Icone come pure nelle grandi opere pittoriche occidentali del romanico e del gotico, l'esperienza descritta da Kabasilas, partendo dall'interiorità, si è resa visibile e partecipabile.

                Pavel Evdokimov ha indicato in maniera così pregnante quale percorso interiore l'icona presupponga. L'icona non è semplicemente la riproduzione di quanto è percepibile con i sensi, ma piuttosto presuppone, come egli afferma, un digiuno della vista . La percezione interiore deve liberarsi dalla mera impressione dei sensi ed in preghiera ed ascesi acquisire una nuova, più profonda capacità di vedere, compiere il passaggio da ciò che è meramente esteriore verso la profondità della realtà, in modo che l'artista veda ciò che i sensi in quanto tali non vedono e ciò che nel sensibile appare: lo splendore della Gloria di Dio, la Gloria di Dio sul Volto di Cristo (2 Cor 4,6) . Ammirare le icone, e in generale i grandi quadri dell'arte cristiana, ci conduce per una via interiore, una via del superamento di sé, e quindi, in questa purificazione dello sguardo, che è una purificazione del cuore, ci rivela la bellezza, o almeno un raggio di essa.

Io ho spesso già affermato essere mia convinzione che la vera apologia della Fede cristiana, la dimostrazione più convincente della sua verità contro ogni negazione, sono da un lato i santi, dall'altro la bellezza che la fede ha generato. Affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a incontrare i santi, a entrare in contatto con il bello .

 

FINE

 

 

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