| Precedente |
|
|
|
|
|
|
L’immagine rappresenta la Domenica, cioè la Resurrezione: il Risorto (di Piero della Francesca) esce dalla tomba con maestà regale e tiene in mano il vessillo della vittoria. Egli è circondato da un giglio e ha ai piedi la città di Arezzo (in tal caso, simbolo di ogni altra città) e le guardie tramortite. Mentre sullo sfondo c’è un campo di Gigli del Valdarno 1). Infine ai quattro angoli lo adorano gli angeli. |
|
|
Domani è domenica! Tutto
attende e insieme s’illumina, si trasfigura per la consapevolezza di farsi
nuovo e migliore; e tale diventerà il tutto, proprio nel volger breve
dall’oggi al domani, quando sarà finalmente gran festa. Il mondo invero
aspetta e indovina un sorriso unico, quel sorriso che con la sua misura e
sostanza, può esser solo di una categoria speciale, cioè può esser solo domenicale,
eterno; può esser solo
qualcosa di analogo al sorriso dei fiori spontanei, sulle prode e nei giardini,
con la differenza sostanziale tuttavia, che i fiori appassiscono e muoiono
presto, mentre la Domenica, mai appassisce e mai muore.
E che e chi
attendono questi mondi e i loro abitanti ?
Attendono il babbo, la mamma, il figlio, la figlia, che finalmente si
guardano più calmi e compiaciuti di essere insieme, e di esserlo da
protagonisti di qualcosa di grande : perciò nei cuori rafforzano segretamente
in loro stessi e in chi li guarda, l’idea bella di famiglia,
ricamando per il cielo e per il mondo, per se stessi più che per il
publico universale, l’amore quotidiano consapevole sia della propria forza
indispensabile, sia dei punti forti che dei deboli di ognuno; onde è grazie a
questa forza e consapevolezza che questo amore finisce sempre per incoraggiare
le scelte migliori e più saggie; cioè proprio quelle scelte che in solitudine
e in giovane età, sarebbero al contrario, le più difficili o impensabili, da
intraprendere.
Attendono che gli uomini vadano oggi, che è festa, a incontrare Dio
nella messa, a incontrare Dio nei malati, nei carcerati, nei poveri, nei
dimenticati, negli emarginati : il mondo si dice, ha sete d’amore. Ma prima
ancora ha bisogno di coraggio; il coraggio santo d’andare dove c’è Dio; e
Dio è sempre più spesso contro corrente, cioè in luoghi dove bisogna
procedere nonostante il vento e le rapide o l’aridità del deserto e il
pericolo dei serpenti e delle belve; nonostante la fitta giungla che ostacola il
facile cammino e talvolta fa smarrire la strada, onde non si sa bene che
direzione prendere.
Attendono invero un grande ravvedimento; un fatto potente, straordinario,
una rivoluzione silenziosa, un respiro profondo. Attendono che l’uomo
riconosca il bisogno di rispetto e benevolenza, a cui tutte le cose e gli esseri
naturali aspirano sempre più, quanto sempre meno sono in realtà, disattesi e
trascurati dagli uomini medesimi.
Queste povere creature maturano dunque da tempo una grande
rivendicazione: vogliono essere rispettate e benvolute, in cambio delle loro
multimillenarie prestazioni d’uso. L’uomo è il loro re, è vero, ed esse
dalla creazione lo ubbidiscono e beneficano. Ma se proprio questo re continua a
deluderle, se le malvole gratuitamente, considerandole un’infinita miniera da
sfruttare e schiavizzare senza limite, esse da benevole iniziali si ribelleranno
poi al loro stesso venerato gran re; e allora, memori solo del loro Sovrumano
Creatore, daranno battaglia all’umanità malgovernante e schiavonia, anziché
amica sincera e promotrice.
La Domenica dunque è un giorno
che risponde all’attesa fondamentale dell’umanità;
perciò è falso che sia un giorno qualsiasi come vorrebbero far credere alcune
mode recenti, lavoranti (cioè profananti) anche la domenica. Invero la domenica
non risponde a un’attesa qualunque tra le tante, ma risponde
all’attesa fondamentale, cioè a un’ attesa santa,
aumentata dalla intera settimana militante, spesa sapientemente a lavorare per
il bene dell’uomo e per la gloria di Dio.
Però questa attesa di riposo, necessaria per ricominciare al meglio la
prossima settimana, questa attesa di novità e di letizia, di calma nell’amore
familiare e solidale verso i bisognosi; questa attesa del grande ravvedimento
nel governare la natura (tutte cose sopradescritte), questa attesa considerata a
se in quanto attesa, ha un punto debole e morto, cioè la sola attesa, semplice
e nuda, sebbene auspicabile e importante, non è sufficiente a giustificare e a
riempire del tutto, la Festa.
Allora, la terra medesima e l’uomo che l’abita, meglio di quanto abbiano fatto durante le occupazioni settimanali, trovano conferma maggiore, non solo al fatto di non esser più soli, ma al fatto straordinario di poter banchettare col loro stesso Creatore.
Allora il dolore e il buio, quando
esistono, sono una ragione in più per essere notati e consolati o estinti per
primi e non per ultimi o per niente come avviene frequentemente quando, essendo
troppo distratti dalle occupazioni e preoccupazioni e passioni per vedere Dio,
Dio sembra non esserci; allora ogni piacere o successo eventuali, al
contrario di quello che sarebbero senza il Risorto, diventano invece sia una
ragione ulteriore per essere considerati per quel che sono effettivamente (e non
per quel che posson sembrare all’uomo cioè tutto o quasi tutto il senso della
vita), sia delle ragioni concrete di ringraziamento e di sprone a sempre meglio
fare.
FINE
Orlando Metozzi
1: Gigli del Valdarno: detti anche giaggioli, si coltivano ancora oggi, specie tra Castelfranco di Sopra e Loro Ciuffenna; ma si trovano anche altrove. Raccolti al terzo anno dopo la fioritura tra maggio-giugno, vengono allevati per via del loro rizoma dal quale si estraggono sostanze utili (una di queste è la sostanza espettorante contro le bronchiti, perciò utile in fitoterapia, l’altra è il cosiddetto Irone, che si forma dopo la raccolta nel periodo di deposito nel magazzino fino a dicembre, ed è molto ricercato dalle ditte di cosmetici, perché è base preziosa per produrre profumi). In Valdarno ci sono degli appositi magazzini di raccolta dei rizomi. Uno di questi si trova a Grania (Castelfranco di sopra –AR-), adiacente al Molino Sociale oleario, detto Setteponti: nell’ ingresso c’è qui una targa che dice: Opera realizzata con finanziamento della Comunità Europea./ Regolamento –CE- n. 951-97 / Programma operativo n. 95.IT.06.014 – Regione Toscana / Beneficiario: Associazione Toscana Giaggiolo S.C.R.L. –AR- / Progetto n. 98-08-01 – Decreto n. 3064 dell’8-6-1999 / Realizzazione di un Magazzino di raccolta del Giaggiolo.
| Precedente |
|