DOMANI   E’ DOMENICA

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LA DOMENICA E' IL GIORNO DEL SIGNORE        

  L’immagine rappresenta la Domenica, cioè la Resurrezione: il Risorto (di Piero della Francesca) esce dalla tomba con maestà regale e tiene in mano il vessillo della vittoria. Egli è circondato da un giglio e ha ai piedi la città di Arezzo (in tal caso, simbolo di ogni altra città) e le guardie tramortite. Mentre sullo sfondo c’è un campo di Gigli del Valdarno 1). Infine ai quattro angoli lo adorano gli angeli.

BUONA DOMENICA

 

                Domani è domenica! Tutto attende e insieme s’illumina, si trasfigura per la consapevolezza di farsi nuovo e migliore; e tale diventerà il tutto, proprio nel volger breve dall’oggi al domani, quando sarà finalmente gran festa. Il mondo invero aspetta e indovina un sorriso unico, quel sorriso che con la sua misura e sostanza, può esser solo di una categoria speciale, cioè può esser solo domenicale, eterno;  può esser solo qualcosa di analogo al sorriso dei fiori spontanei, sulle prode e nei giardini, con la differenza sostanziale tuttavia, che i fiori appassiscono e muoiono presto, mentre la Domenica, mai appassisce e mai muore.

                Il mondo e la natura e l’universo oggi, alla vigilia della Domenica, sono dunque in attesa, e lo sono con discrezione pudica e potente.

                E che e chi attendono questi mondi e i loro abitanti ? 

                Certamente attendono l’uomo vestito di nuovo, l’uomo nuovo ispirato dalla festa, con Dio nel cuore che senza avvedersene, dispensa ciononostante ai quattro punti cardinali, sorrisi santificanti dalle labbra e più ancora dal modo di vivere. Onde questo tipo d’uomo ilare e ben vestito (quanto basta alla dignità della persona), sembra invero un delegato celeste, sceso sulla terra per benedire sorridendo e per sorridere benedicendo.

                 Attendono la letizia unica, che può dare soltanto il giusto e meritato riposo dopo una settimana di lavoro onesto e intenso. Allora tutto è più bello, perché è lo stesso tutto che vien guardato in modo gratuito e disinteressato, senza particolare fretta e senza eccessivo cinismo, libero insomma (è questo sguardo verso il tutto), da preoccupazioni e dalla fatica ordinaria che talvolta opprimono; oggi invero, essendo Domenica, è ancora il tutto ad esser vocato più del solito e ad apparire così per quello che semplicemente è e non per quello che a noi, sembra che sia. Ed è proprio per questo movimento del tutto verso il vero più recondito di se e di noi, che il tutto medesimo, di Domenica sembra anche più bello e più buono.

               Attendono il babbo, la mamma, il figlio, la figlia, che finalmente si guardano più calmi e compiaciuti di essere insieme, e di esserlo da protagonisti di qualcosa di grande : perciò nei cuori rafforzano segretamente in loro stessi e in chi li guarda, l’idea bella di famiglia,  ricamando per il cielo e per il mondo, per se stessi più che per il publico universale, l’amore quotidiano consapevole sia della propria forza indispensabile, sia dei punti forti che dei deboli di ognuno; onde è grazie a questa forza e consapevolezza che questo amore finisce sempre per incoraggiare le scelte migliori e più saggie; cioè proprio quelle scelte che in solitudine e in giovane età, sarebbero al contrario, le più difficili o impensabili, da intraprendere.

               Attendono che gli uomini vadano oggi, che è festa, a incontrare Dio nella messa, a incontrare Dio nei malati, nei carcerati, nei poveri, nei dimenticati, negli emarginati : il mondo si dice, ha sete d’amore. Ma prima ancora ha bisogno di coraggio; il coraggio santo d’andare dove c’è Dio; e Dio è sempre più spesso contro corrente, cioè in luoghi dove bisogna procedere nonostante il vento e le rapide o l’aridità del deserto e il pericolo dei serpenti e delle belve; nonostante la fitta giungla che ostacola il facile cammino e talvolta fa smarrire la strada, onde non si sa bene che direzione prendere.

               Attendono invero un grande ravvedimento; un fatto potente, straordinario, una rivoluzione silenziosa, un respiro profondo. Attendono che l’uomo riconosca il bisogno di rispetto e benevolenza, a cui tutte le cose e gli esseri naturali aspirano sempre più, quanto sempre meno sono in realtà, disattesi e trascurati dagli uomini medesimi.

               Queste povere creature maturano dunque da tempo una grande rivendicazione: vogliono essere rispettate e benvolute, in cambio delle loro multimillenarie prestazioni d’uso. L’uomo è il loro re, è vero, ed esse dalla creazione lo ubbidiscono e beneficano. Ma se proprio questo re continua a deluderle, se le malvole gratuitamente, considerandole un’infinita miniera da sfruttare e schiavizzare senza limite, esse da benevole iniziali si ribelleranno poi al loro stesso venerato gran re; e allora, memori solo del loro Sovrumano Creatore, daranno battaglia all’umanità malgovernante e schiavonia, anziché amica sincera e promotrice.

               La Domenica dunque è un giorno che risponde all’attesa fondamentale dell’umanità; perciò è falso che sia un giorno qualsiasi come vorrebbero far credere alcune mode recenti, lavoranti (cioè profananti) anche la domenica. Invero la domenica  non risponde a un’attesa qualunque tra le tante, ma risponde all’attesa fondamentale, cioè a un’ attesa santa, aumentata dalla intera settimana militante, spesa sapientemente a lavorare per il bene dell’uomo e per la gloria di Dio.

               Però questa attesa di riposo, necessaria per ricominciare al meglio la prossima settimana, questa attesa di novità e di letizia, di calma nell’amore familiare e solidale verso i bisognosi; questa attesa del grande ravvedimento nel governare la natura (tutte cose sopradescritte), questa attesa considerata a se in quanto attesa, ha un punto debole e morto, cioè la sola attesa, semplice e nuda, sebbene auspicabile e importante, non è sufficiente a giustificare e a riempire del tutto, la Festa.

                 Perciò perché la Festa sia piena, oltre alla atmosfera dell'attesa autentica e umanissima sopradescritta, occorre anche l’ ospite più gradito e importante tra tutti, cioè Gesù Cristo Risorto.

                 Con Lui, così come è piena la settimana faticosa o lavorativa vissuta nella sua amicizia, è ancor più pieno il riposo e la Festa, perché in tal caso l’attesa delle cose e delle persone, coincide con la venuta straordinaria di Dio, che è la Via, la Verità e la Vita, e pertanto tutto è e tutto può.

               Allora, la terra medesima e l’uomo che l’abita, meglio di quanto abbiano fatto durante le occupazioni settimanali, trovano conferma maggiore, non solo al fatto di non esser più soli, ma al fatto straordinario di poter banchettare col loro stesso Creatore.

                Allora il dolore e il buio, quando esistono, sono una ragione in più per essere notati e consolati o estinti per primi e non per ultimi o per niente come avviene frequentemente quando, essendo troppo distratti dalle occupazioni e preoccupazioni e passioni per vedere Dio,  Dio sembra non esserci; allora ogni piacere o successo eventuali, al contrario di quello che sarebbero senza il Risorto, diventano invece sia una ragione ulteriore per essere considerati per quel che sono effettivamente (e non per quel che posson sembrare all’uomo cioè tutto o quasi tutto il senso della vita), sia delle ragioni concrete di ringraziamento e di sprone a sempre meglio fare.

 

FINE

 

Orlando Metozzi

 

1: Gigli del Valdarno: detti anche giaggioli, si coltivano ancora oggi, specie tra Castelfranco di Sopra e Loro Ciuffenna; ma si trovano anche altrove. Raccolti al terzo anno dopo la fioritura tra maggio-giugno, vengono allevati per via del loro rizoma dal quale si estraggono sostanze utili (una di queste è la sostanza espettorante contro le bronchiti, perciò utile in fitoterapia, l’altra  è il cosiddetto Irone, che si forma dopo la raccolta nel periodo di deposito nel magazzino fino a dicembre, ed è molto ricercato dalle ditte di cosmetici, perché è base preziosa per produrre profumi). In Valdarno ci sono degli appositi magazzini di raccolta dei rizomi. Uno di questi si trova a Grania (Castelfranco di sopra –AR-), adiacente al Molino Sociale oleario, detto Setteponti: nell’ ingresso c’è qui una targa che dice: Opera realizzata con finanziamento della Comunità Europea./ Regolamento –CE- n. 951-97 / Programma operativo n. 95.IT.06.014 – Regione Toscana / Beneficiario: Associazione Toscana Giaggiolo S.C.R.L. –AR-  / Progetto n. 98-08-01 – Decreto n. 3064 dell’8-6-1999  / Realizzazione di un Magazzino di raccolta del Giaggiolo.

 

 

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